FSE incompleto e i nuovi scenari di risarcibilità per il cittadino. Ne parleremo al DIGEAT Festival 2026

Il percorso di digitalizzazione della sanità italiana, avviato con la Missione 6 Salute del PNRR e scandito dal decreto interministeriale del 30 dicembre 2024, entra ora nella sua fase più delicata: quella in cui gli obblighi tecnici diventano diritti azionabili. Dopo anni di implementazione graduale, pensata proprio per garantire un’attuazione uniforme sull’intero territorio nazionale, il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) smette di essere un progetto in costruzione e diventa uno strumento che il cittadino può pretendere completo, disponibile e aggiornato.

È questo il cuore dell’analisi che l’Avv. Andrea Lisi firma in un nuovo articolo pubblicato su Agenda Digitale, affrontando un tema destinato a diventare centrale nei prossimi mesi: cosa succede quando le strutture sanitarie non alimentano correttamente il Fascicolo, lasciando il cittadino privo di informazioni sanitarie essenziali.

Il tema sarà anche uno dei fili conduttori della prossima edizione del DIGEAT Festival, in programma dal 5 all’8 novembre a Lecce e Gallipoli, dove la sanità digitale e i diritti dei cittadini nell’era dei dati saranno al centro di laboratori formativi e panel divulgativi dedicati.

Le proroghe non sono un’esenzione: il caso della sanità digitale

Come sottolineato dall’Avv. Lisi, gli ultimi interventi normativi hanno reso superfluo il consenso del paziente ai fini dell’alimentazione del Fascicolo da parte delle strutture sanitarie, rafforzando così l’obbligo – e non più la semplice facoltà – di rendere disponibili i dati clinici. Dal 31 marzo 2026, con la chiusura della Fase 3 del percorso attuativo del FSE 2.0, questo obbligo si è esteso anche ai poliambulatori privati non accreditati, ai laboratori di analisi e ai centri diagnostici che operano in regime di solvenza, ampliando in modo significativo la platea dei soggetti tenuti ad alimentare tempestivamente il Fascicolo entro cinque giorni dall’erogazione della prestazione, come previsto dalla disciplina vigente. Una circostanza che cambia la prospettiva con cui va guardato il Fascicolo: da strumento organizzativo della sanità digitale a presidio di garanzia informativa per il paziente, la cui incompletezza non è più un mero disservizio tecnico, ma un possibile inadempimento con conseguenze giuridiche.

Fascicolo incompleto: quali rischi per le strutture sanitarie

Il punto centrale dell’analisi è proprio questo: se il FSE non viene reso completo e disponibile, le strutture sanitarie rischiano di esporsi a contestazioni, fino a possibili richieste di risarcimento danni da parte dei cittadini che si trovano privi di informazioni sanitarie rilevanti per la propria tutela e per la continuità delle cure. Un tema che si inserisce nel solco più ampio degli obblighi di trasparenza e accountability che la normativa italiana ed europea impone a chi tratta dati sanitari – dal GDPR alle disposizioni specifiche in materia di FSE – e che lo Studio Legale Lisi segue da tempo con particolare attenzione, anche attraverso il proprio filone di attività dedicato a eGov e sanità.

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Foto di copertina: Pexel