L’Avv. Lisi tra i firmatari dell’esposto contrario al green pass indirizzato al Garante

Secondo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio il primo giorno di normalità non emergenziale sarebbe il 1° aprile. Potrebbe trattarsi dell’ennesimo “pesce” ben orchestrato? L’Avv. Andrea Lisi interviene sulle pagine del suo Blog del Il Fatto Quotidiano, per commentare la configurazione tutta italiana del green pass, che ha cessato di essere funzionale alla sola libera circolazione, per assumere invece le caratteristiche di strumento di coazione psicologica, utile ad indurre forzosamente alla vaccinazione.

 

Cosa la normativa europea avrebbe voluto

Già il 31 marzo 2021 l’EDPB (European Data Protection Board) e il GEPD (Garante europeo della protezione dei dati), ossia le due massime autorità dell’Unione in materia di protezione dei dati personali, osservavano nel parere congiunto n. 4, § 11 che “si dovrebbe operare una distinzione chiara tra i termini ‘certificato di vaccinazione’, che indica l’attestato rilasciato a una persona che ha ricevuto un vaccino anti COVID-19, e ‘certificato di immunità’”. E su questi aspetti la normativa italiana è rimasta ambigua.

 

La presa di posizione

il 14 febbraio 25 giuristi hanno deciso di redigere e sottoscrivere una segnalazione-esposto chiedendo l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali a tutela di diritti e libertà personali che rischiano di essere calpestati da una normativa da considerarsi illegittima e che andrebbe quindi disapplicata. Tali considerazioni sembrano aver trovato ulteriore conforto in una corposa sentenza del Tribunale di Pisa che ha decretato l’illegittimità di un degli ultimi DPCM emergenziali, mettendo in discussione lo stesso concetto di stato di emergenza.