“L’Europa si è regolamentata fuori dal mercato”: la frase, pronunciata da Alex Karp, CEO di Palantir e tra le voci più critiche verso l’approccio normativo europeo all’intelligenza artificiale, ha riacceso un dibattito che da anni divide osservatori, istituzioni e addetti ai lavori. Da un lato chi vede nel GDPR, nel Digital Services Act e nell’AI Act un freno alla competitività, dall’altro chi ricorda che senza regole la corsa ai dati e all’IA rischierebbe di travolgere diritti e libertà fondamentali.
È da questo scontro di visioni che parte la riflessione dell’Avv. Andrea Lisi, chiamato a rispondere punto su punto in una lunga intervista pubblicata sul blog Informazione civica curato da Michele Kettmajer per il Sole 24 Ore. La sua tesi non si schiera con nessuna delle due fazioni: l’errore europeo non è stato regolamentare ma aver pensato che la regolamentazione potesse bastare da sola, senza una vera politica industriale sui dati.
Regolamentare senza costruire
Come spiegato dall’Avv. Lisi, i principi della data protection e della libera concorrenza, la tutela dei diritti fondamentali, la trasparenza algoritmica e la cybersicurezza restano condizioni necessarie perché l’innovazione resti umana e democratica. L’errore è stato pensare che quella regolamentazione potesse sostituire un’infrastruttura industriale reale: mentre l’Unione costruiva il proprio impianto normativo, altri soggetti extra-SEE continuavano a raccogliere e sfruttare i dati degli stessi cittadini che quelle regole intendevano proteggere, alimentando oligopoli oltre i confini europei. Da qui l’immagine, ripresa nell’intervista, di un’Europa che rischia di ridursi a urbanista di una città che non ha contribuito a edificare.
Sovranità come parola abusata, dati come vera posta in gioco
Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda l’uso disinvolto del termine “sovranità digitale“, spesso invocato per progetti che restano sovrani solo sulla carta, senza reale controllo su architetture, ontologie e standard. Secondo l’Avv. Lisi, il dibattito dovrebbe spostarsi dalla proprietà formale dei dati alla governance delle infrastrutture cognitive: la vera titolarità strategica, oggi, non riguarda soltanto chip o cloud, ma la qualità, l’interoperabilità e la conservazione nel tempo del patrimonio informativo, temi su cui lo Studio Legale Lisi lavora da anni anche attraverso il progetto di divulgazione scientifica DIGEAT, che troverà massima espressione nella prossima edizione del DIGEAT Festival, dal 5 all’8 novembre tra Lecce e Gallipoli.
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Foto di copertina di Marcello Moscara