Il recente report sui dati diffusi dal dipartimento di Pubblica Sicurezza per il 2024 è risultato impietoso e preoccupante al tempo stesso: oltre 18mila casi di truffe online, più di 11mila intrusioni a infrastrutture informatiche sensibili e più di 54mila indagini che hanno portato alla denuncia di quasi 8mila persone per varie tipologie di reati informatici tra cui truffe online, pedopornografia, cyberterrorismo, attacchi hacker e reati contro la persona.
Salvaguardare i nostri dati rappresenta, dunque, la principale sfida per il nuovo anno, la quale si scontra inesorabilmente con sistemi burocratici bloccanti e con l’avanzata di tecnologie sempre più invasive e fuori controllo. Ciò che possiamo fare, in qualità di esperti, è promuovere un utilizzo consapevole del dato, possibile solo grazie alle nostre intelligenze umane e ad una cultura diffusa. È quanto dichiarato dall’Avv. Andrea Lisi è in una recente intervista rilasciate sulle pagine de “Il Tempo”.
Lavorare su competenze, consapevolezze e procedure per una sicurezza “dinamica”
Durante le festività natalizie, il sito della Farnesina è stato vittima di un attacco hacker, l’ennesimo dell’ultimo periodo, dopo quelli che hanno colpito le piattaforme di Infocert e Postel. Alla luce di quanto accaduto, quale lezione possiamo imparare? Secondo l’Avv. Andrea Lisi “non possiamo essere invulnerabili, a livello assoluto. L’attacco al sito Internet del ministero degli Esteri è l’ennesima dimostrazione che la sicurezza informatica non esiste, in maniera appunto assoluta. In una società come la nostra, che è inevitabilmente interconnessa, dove non esistono siti web chiusi a chiave, tale interconnessione deve richiedere una protezione dinamica dei dati. La sicurezza necessaria per proteggersi dagli attacchi informatici da statica è, infatti, diventata una sicurezza dinamica, il che significa che ha bisogno non solo di tecnologie, ma anche di modelli organizzativi, di procedure e soprattutto di risorse umane che siano fortemente interdisciplinari. Dobbiamo abituarci ad attacchi costanti anche perché stiamo vivendo una vera e propria guerra cibernetica. Per fortuna, questi attacchi di tipo DDoS (Distributed Denial of Service) compromettono temporaneamente il funzionamento di un sito, ma non compromettono l’infrastruttura”.
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Foto: Attese, Lucio Fontana, 1964