Chi siamo (davvero) nell’era dell’IA? Riflessioni sulle sfide giuridiche dell’identità digitale

L’avvento dell’intelligenza artificiale agentica impone una profonda riflessione giuridica sulla nozione di identità, sempre più frammentata tra dimensione analogica e molteplici rappresentazioni digitali. In ambienti virtuali in cui ogni individuo si moltiplica in profili, dati e comportamenti predittivi governati da algoritmi, emerge dunque l’urgenza di ridefinire tutele, responsabilità e modelli di governance. Il diritto, chiamato a ricondurre questa complessità a principi generali che si pongano a tutela dei diritti fondamentali, si confronta tuttavia con un quadro normativo europeo frammentato tra GDPR, eIDAS e AI Act che rischia di complicare la compliance senza offrire risposte (e garanzie) concrete.

Di tutto questo ha parlato l’Avv. Andrea Lisi nella sua Newsletter di Linkedin, “Appunti di ICT Law”, sottolineando con forza la necessità di qualificare i soggetti coinvolti (dai fornitori di sistemi di IA agli utilizzatori) e di sviluppare strumenti come forme di “identificazione” e tracciabilità dei modelli agentici capaci di garantire trasparenza, accountability e tutela effettiva dell’identità umana nell’universo digitale.

Alla ricerca di un’identità nel caos dei bit

“Quanto l’interessato di un’identità analogica è tutelato nel trattamento multistrato di “sue” identità digitali? Questo ricco ecosistema di identità analogiche e soprattutto digitali che coesistono in maniera diversificata, generando informazioni ed effetti giuridici, andrebbe invece vigilato e ricondotto a ruoli, funzioni e responsabilità in capo a fornitori in grado di gestire le delicatissime attività di custodia dell’esistenza altrui. Per non soffermarci peraltro sul problema di profili totalmente IA e non riconducibili direttamente (o indirettamente) a una persona fisica… Da una parte ci sono i fornitori di sistemi e modelli agentici, dall’altra gli utilizzatori (deployer di tali strumenti) e, infine, i modelli stessi in grado di gestire dati e informazioni profilatissime e in continuo, predittivo divenire. In tutto questo caos identitario, il diritto dovrebbe procedere per astrazioni, ancorando la complessa e dinamica trasformazione che riguarda la nostra più profonda intimità a principi generali del diritto, a tutela di nostri diritti e libertà fondamentali. E invece c’è la pericolosa tendenza UE a parcellizzare e verticalizzare normative che si interessano di digitale in diversi aspetti, generando una ipertrofia regolamentativa che sembra burocratizzare l’adempimento piuttosto che facilitare la consapevolezza (e quindi la risoluzione del problema).”

Per leggere il contenuto completo:

Immagine di copertina: “Cage” dell’artista Cameron Gray