A distanza di sei mesi dall’annuncio di IMMUNI, l’app creata per aiutarci a contrastare l’epidemia di COVID-19, permangono ancora numerosi dubbi, condensati in un breve intervento dell’Avv. Andrea Lisi nel suo canale Linkedin.
I dubbi superati…
A seguito delle critiche ricevute e del provvedimento del Garante, i dubbi generici su privacy e codice sorgente sono stati superati. I dubbi restano, invece, sulla scarsa trasparenza nella procedura di scelta dell’app e, in particolare della fornitrice Bending Spoons, ma a riguardo– ritiene l’avv. Lisi – sarebbe meglio voltar pagina.
…e quelli irrisolti
Perché scegliere la tecnologia Bluetooth? Questa conduce a numerosi errori di tracciamento, generando falsi positivi e negativi, tenendo conto che l’utilizzo dell’app è davvero minimale e che la strategia sanitaria alla base presenta molte lacune.
E una volta ricevuto l’alert, cosa dovrebbe accadere? Per ora una cosa è certa: se comunico al medico curante e/o ASL di aver ricevuto quell’alert da Immuni – afferma L’avv. Lisi – devo ex lege chiudermi in casa fino a quando non avrò certezza sul mio reale stato di salute.
Infine, “Gapple” ci conferma che sono passati alla Fase 2 caratterizzata dalla raccolta di informazioni che ci riguardano sull’esposizione al virus. Una questione – sostiene L’avv. Lisi – di una gravità inaudita in pieno disprezzo della normativa europea sul trattamento dei nostri dati personali.
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