Facebook chiude Casapound, perché se sei democratico non devi esserne (troppo) contento

Regolamentare gli ampi territori del digitale: è questo che si richiede a delle authority sopranazionali, chiamate a gestire spazi ancora non del tutto esplorati, come quelli del web.
E’ di fatto un problema di potere alla base del delicato ecosistema digitale: occorre evitare che la capacità di controllo si concentri solo nelle mani di tre o quattro operatori commerciali. L’ennesima conferma di questa tendenza giunge dalla notizia della chiusura dei profili e pagine Facebook e Instagram di Casapound.

L’avv. Andrea Lisi interviene all’indomani della decisione di Zuckerberg & C. per riflettere sui fatti: siamo in presenza di una sorta di azione di autotutela collettiva decisa e portata avanti da un’organizzazione privata in uno spazio che rimane poco controllabile e poco controllato dal diritto (e quindi inevitabilmente soggetto a pressioni politiche).

Ci attende un futuro sempre più complesso e forse lo stesso diritto deve misurarsi oggi con nuovi strumenti in un ambito che rimane un Far Web e, nel Far Web, gli sceriffi usando i propri metodi assicurando la giustizia. Come agire?

Vi invitiamo a consultare la versione integrale dell’articolo, pubblicato sulle pagine di Agendadigitale.eu, al seguente link