Covid: i dati sui decessi restano un mistero – intervista all’Avv. Sarah Ungaro

Parlare dei dati sui decessi provocati da Covid è un taboo più forte di quel che si pensi.

È ciò che è accaduto al quotidiano La Verità che ha visto cadere nel vuoto l’istanza d’accesso agli atti riguardante alcuni dati aggregati e anonimizzati relativi alle morti per Covid suddivise per decessi in ospedale, terapie intensive, RSA o domicilio, richiesti all’Istituto Superiore di Sanità.

Per far luce sulle procedure in materia di accesso ai dati detenuti dall’Istituto Superiore di Sanità – compatibilmente rispetto alla necessità dettate dalle norme in materia di protezione di dati personali – l’Avv. Sarah Ungaro, vicepresidente di Anorc Professioni e membro dello Studio Legale Lisi, è stata intervistata dallo stesso quotidiano.

 

Cosa stabiliscono le norme in materia di accesso generalizzato (FOIA)

L’istituto del FOIA, ossia dell’accesso generalizzato, proprio allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle   funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, attribuisce a chiunque il diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione, nel rispetto di determinate esclusioni (ad es., per i documenti coperti da segreto di Stato) o di alcuni limiti relativi ad interessi particolarmente rilevanti.

Tali limiti sono elencati all’art. 5-bis del D.Lgs. 33/2013 e sono relativi, ad esempio, alla tutela di interessi pubblici inerenti alla sicurezza pubblica e l’ordine pubblico, alla sicurezza nazionale; oppure alla tutela di interessi privati, come la protezione dei dati personali.

Sul punto, secondo la Determinazione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione n. 1309 del 28 dicembre 2016, al di fuori dei casi di eccezioni assolute, l’amministrazione o l’ente pubblico a cui sia stata presentata l’istanza di accesso generalizzato (FOIA) è tenuto a verificare se l’accoglimento della richiesta di accesso e l’ostensione degli atti possa determinare un pregiudizio concreto e probabile agli interessi indicati dal legislatore. Tuttavia, sottolinea ANAC, affinché l’accesso possa essere rifiutato, il pregiudizio a tali interessi deve essere concreto, quindi deve sussistere un preciso nesso di causalità tra l’accesso e il pregiudizio.

L’Istituto Superiore di Sanita, in altre parole, non può limitarsi a prefigurare il rischio di un pregiudizio in via generica e astratta, ma dovrà:

  1. a) indicare chiaramente quale – tra gli interessi elencati all’art. 5 bis, co. 1 e 2 – viene pregiudicato;
  2. b) valutare se il pregiudizio (concreto) prefigurato dipende direttamente dalla disclosure dell’informazione richiesta;
  3. c) valutare se il pregiudizio conseguente alla disclosure è un evento altamente probabile, e non soltanto possibile.

 

Un po’ di luce

L’avv. Sarah Ungaro dichiara: «risulta difficile comprendere quali siano i rischi concreti derivati sull’accoglimento di richieste di accesso ai dati relativi al Covid 19 che siano stati opportunamente anonimizzati e aggregati», «Tanto più se si considera che le ordinanze del Capo della protezione civile del 27 febbraio 2020 e del 4 agosto 2020 non escludono in alcun modo l’accoglimento di eventuali istanze di accesso presente ai sensi della disciplina sul Foia, né tanto meno ricollegano l’accesso ai dati opportunamente anonimizzati e aggregati a possibili rischi di pregiudizio a uno degli interessi pubblici o privati elencati dal Legislatore all’art. 5-bis del D.Lgs. 33. 2013.»

 

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