Eredità digitale: chi gestisce i profili online dopo la morte? Le interviste agli esperti

Cosa accade ai nostri profili digitali in caso di morte? Che fine fanno le nostre pagine social e tutti quegli account che abbiamo disseminato sul web? Esiste una normativa che disciplini tali casistiche e consenta di predisporre un vero e proprio testamento digitale Domande di questo tipo potrebbero sembrare banali o scontate, ma in un mondo sempre più digitalizzato come quello attuale, nulla può essere lasciato al caso, soprattutto quando in gioco vi sono i nostri dati personali e le informazioni che ci riguardano.

È, dunque, possibile prevedere strumenti di tutela per preservare quell’eredità digitale costruita nel tempo, a seconda delle volontà dell’interessato. Una forma di protezione che riguarda quella “second life” che oggi affianca, in modo sempre più stretto, la nostra esistenza reale. Ne hanno parlato parlato gli Avv.ti Andrea Lisi e Carola Caputo in un’intervista rilasciata sulle pagine di Donna Moderna.

Morte digitale tra inevitabilità e buone pratiche. Come muoversi online

La nostra morte biologica si riflette inevitabilmente su quella virtuale, comportando conseguenze significative per i nostri dati e le nostre identità create sul web, aprendo a nuovi scenari fino a poco tempo fa mai ipotizzati. Per far fronte a queste nuove esigenze, le piattaforme social, ad esempio, hanno provveduto ad adeguarsi dando la possibilità di nominare un contatto erede o, se non individuato, di creare un profilo commemorativo. In merito agli account Google e Microsoft, esistono, invece, politiche molto rigorose: se si conoscono le credenziali, l’account può essere chiuso manualmente, altrimenti l’account viene disattivato automaticamente dopo 2 anni di inattività, come spiegato dall’Avv. Carola Caputo. E in caso di username e password su altre piattaforme generiche, e chiavi di accesso specifiche a documenti digitali? La risposta arriva direttamente dall’Avv. Andrea Lisi, prospettando la possibilità di adottare un testamento digitale e di consegnare le credenziali in busta chiusa al notaio, lasciarli in banca in una cassetta di sicurezza o di inserirli nel testamento olografo.

Scenari normativi

Trattandosi di un campo relativamente nuovo, non esiste al momento in Italia una legge specifica sui testamenti digitali. Esistono comunque diverse pronunce dei tribunali che permettono ai familiari di accedere agli account social o cloud dei propri cari, anche quando questi non hanno lasciato esplicite disposizioni in merito. Alla luce di questo, si rende sempre più necessaria una legge che definisca meglio questi casi, imponendo alle piattaforme di collaborare, così da evitare ai familiari cause costose e psicologicamente impegnative.

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Foto copertina: Pexels.