Tre donne, tre casi accomunati da una gogna mediatica spietata e, purtroppo, virale: Cecilia Sala, Alessandra Durante e Megan Kerrigan pur essendo coinvolte in vicende differenti sono state vittime di un odio online dilagante, specchio di una società ormai sempre più profilata, abituata alla caccia del clickbait e al giudizio superficiale, manipolata dagli algoritmi e dai “trend” che si diffondono sul web senza alcun controllo.
Non si tratta, però, solo di una gogna tutta al femminile (triste casualità) ma di un problema ben più profondo che scuote le fondamenta delle nostre democrazie e dei nostri diritti fondamentali, per i quali si rendono necessari interventi non solo giuridici ma anche di ordine sociale e morale. Lo ha confermato l’Avv. Andrea Lisi nel suo nuovo articolo pubblicato sulle pagine di Agenda digitale.
Quando il cyberbullismo diventa un problema globale
Le vicende di Cecilia Sala e Alessandra Durante, avvenute all’interno dei nostri confini nazionali, sono accomunate da attacchi online dietro i quali si nascondono profili fake, facili giudizi rilasciati da quel Tribunale di Internet che ormai non sembra guardare in faccia nessuno, superficialità e odio che hanno finito per calpestare diritti e dignità, con conseguenze drammatiche per le diverse personalità coinvolte. A questo, si aggiunge un caso internazionale che nel giro di poche ore ha catturato l’attenzione mediatica globale, trasformando quella che doveva essere una serata spensierata in un incubo senza precedenti: parliamo di Andy Byron e Kristin Cabot, amanti e dipendenti della multinazionale Astronomer, catturati da una Kiss Cam durante un concerto dei Coldplay in Massachusetts, distruggendo, di fatto, anche la reputazione e la vita (online e non) della moglie di lui, Megan Kerrigan.
Cosa resta di una società sempre più digitalizzata e sempre meno umana
Come confermato dall’Avv. Andrea Lisi: “Stiamo vivendo in questi mesi un’epoca strana, dove è tutto normale. Ci sono popoli stremati da guerre di cui si parla svogliatamente (e solo se e quando il mainstream se ne accorge e lo ritiene necessario) e ci sono poi intere giornate investite a portare alla ribalta dei social argomenti piccoli piccoli che alimentano ogni occupazione di pensiero e che (soprattutto ) consentono di ergersi a giustizieri… senza rendersi conto che in un tritacarne del genere può finirci chiunque, a maggior ragione se continuiamo bellamente a far calpestare (e calpestare noi stessi) diritti fondamentali che ci riguardano, come il diritto alla protezione dei dati personali, il diritto all’immagine, alla reputazione e, quindi, a non essere diffamati.”
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Foto copertina: Pexels.