Il caso dell’(ormai ex) Assessora alla Famiglia e all’Educazione Digitale del Comune di Lecco, Alessandra Durante, costretta a dimettersi dopo aver utilizzato un account “fake” per insultare un concittadino su un gruppo Facebook, ha riportato sotto i riflettori il tema delle gogne mediatiche. Un episodio che, oltre a sollevare interrogativi sul ruolo dei social nella vita pubblica e quotidiana, evidenzia anche la portata dirompente del fenomeno del cyberbullismo, che in questo caso ha colpito in modo spietato la giovane politica, una volta “smascherata”.
Pur non essendo giustificabile, l’accaduto è più complesso di quanto appaia a prima vista e solleva questioni non solo di natura legale, ma anche etica, sociale e comportamentale, costringendoci a chiederci se, nel condannare certi comportamenti online, non rischiamo noi stessi di diventare i veri carnefici. Lo ha confermato anche l’Avv. Andrea Lisi in un nuovo intervento sul suo Blog ospitato su Il Fatto Quotidiano.
Il fatto
Secondo le ricostruzioni ufficiali, l’Assessora avrebbe utilizzato un profilo anonimo per rispondere, con toni poco pacati, alle lamentele di un cittadino su una pavimentazione sconnessa all’interno di un gruppo Facebook. L’Amministratore del gruppo ha poi smascherato l’identità del “membro anonimo 582”, scatenando una vera e propria shitstorm mediatica che ha portato alle dimissioni della giovane e ad una serie di scuse ormai inefficaci. L’episodio è senz’altro espressione di una gogna mediatica socialmente deprecabile ma solleva anche questioni legali legate all’utilizzo dei profili anonimi, pienamente riconosciuti dalla piattaforma social in determinati gruppi di discussione, e all’azione compiuta dall’Amministratore del gruppo che costituisce una violazione della normativa sul corretto trattamento dei dati personali.
Chi è la vera vittima? Le parole dell’Avv. Andrea Lisi
“…Per un episodio piccolo piccolo del genere – dopo che le scuse (peraltro non dovute) sono anche arrivate – in un Paese normale si volterebbe serenamente pagina. Ma, ormai, siamo tutti mossi dall’odio che si autoalimenta on line in modo incredibile e, forse questo episodio ci dovrebbe portare a riflettere con attenzione su questo, se è caduta in un tranello digitale proprio una donna preparata e attenta all’educazione digitale, come l’(ex) assessora Durante. E se oggi vogliamo individuare davvero una vittima, allora è proprio lei che si è ritrovata a subire una shitstorm nazionale e selvaggia e ha dovuto rinunciare a un incarico che portava avanti con attenzione ed entusiasmo verso la sua città. Il cyberbullismo è questo. Un foltissimo gruppo (in questo caso, giornalisti, influencer, cittadini odiatori) uniti nello scherno contro qualcuna o qualcuno che ha commesso qualche “imperdonabile” leggerezza. Ci rendiamo conto di cosa stiamo diventando? […] Forse dovremmo iniziare a ritenere più importante il mandato ricevuto attraverso il voto di cittadini consapevoli, piuttosto che la condanna sommaria affidata al popolo del far web. E tutto ciò sarebbe ovvio in un Paese, appunto, normale.”
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Foto copertina: Pexels.