Transazioni bancarie: reale semplificazione? Facciamo chiarezza sul “Decreto Liquidità”

Non sono poche le perplessità interpretative nate a seguito dell’introduzione del c.d. Decreto Liquidità (D.L. 8 aprile 2020, n. 23) che introduce alcune semplificazioni in ambito bancario in tema di sottoscrizione elettronica di contratti e comunicazioni.

In realtà, la formulazione di queste nuove disposizioni derogatorie non è per nulla ineccepibile: gli Avv.ti Andrea Lisi e Sarah Ungaro provano ad analizzarle in punto di diritto (applicato all’informatica) sulle pagine di Agendadigitale.eu.

 

L’art. 4 del Decreto Liquidità

 Al centro dell’analisi, le disposizioni contenute nell’art. 4 del Decreto che, ferme restando le previsioni sulle tecniche di conclusione dei contratti mediante strumenti informativi o telematici, riconoscono ope legis alcuni punti che è necessario tener presenti…

 

Si tratta di reale semplificazione?

La ratio normativa è facilmente intuibile: cercare di rendere più agevole la conclusione delle transazioni bancarie a distanza in un periodo di emergenza sanitaria, anche per favorire l’accesso al credito previsto proprio dal medesimo decreto. Tuttavia la formulazione delle disposizioni in merito alla formulazione di consenso, che alla sua conservazione, lascia piuttosto perplessi, se non sconcertati.

La disciplina proposta nell’art. 4 del Decreto Liquidità non è derogatoria nè della disciplina della conclusione dei contratti bancari e né della materia delle firme elettroniche, introducendo – per fortuna solo in una speriamo breve situazione di emergenza – una controversa esemplificazione che favorirà tra documenti, contratti, comunicazioni e archivi bancari una probabile promiscuità di ambienti digitali e tradizionalmente analogici.

Vi invitiamo a consultare la versione integrale dell’articolo, pubblicato sulle pagine di Agendadigitale.eu, al seguente link.

 

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