I casi mediatici del forum sessista “Phica.eu” e del gruppo Facebook “Mia moglie“, scoppiati nei giorni scorsi, hanno sollevato il problema della diffusione incontrollata (e incontrollabile) di foto femminili senza consenso. Il danno per le vittime (donne sconosciute ma anche appartenenti al mondo dello spettacolo, della politica e del giornalismo) non è solo psicologico ma anche legale. Dunque, sorge spontaneo chiedersi se esistono regole in grado di tutelare le parti lese, se – e come – sia possibile intervenire per fermare tali fenomeni e come limitare le conseguenze senza dover attendere l’esplosione del caso di turno.
Ne ha parlato l’Avv. Andrea Lisi in una nuova intervista rilasciata per Il Tempo, analizzando da vicino la questione e spiegando l’importanza di coltivare una cultura digitale sana e consapevole, l’unica in grado di salvarci.
Le regole esistono ma non possiamo renderle inefficaci. Serve alfabetizzazione digitale. Le parole dell’esperto
Come spiegato dall’Avv. Andrea Lisi, le leggi non mancano e, a dire il vero, sono anche fin troppe. “Il punto è che non bastano senza strumenti di controllo e senza cultura digitale. Nel caso di Picha.eu alcune immagini erano di personaggi famosi, già pubblicate altrove. Ma il fatto di riutilizzarle in un contesto denigratorio le rende comunque illecite: il GDPR tutela anche dati resi pubblici, se usati con finalità diverse da quelle originarie. A ciò si aggiungono le norme sul diritto all’immagine, sul diritto d’autore e le fattispecie penali sul sexting e la pornografia non consensuale. Il problema vero è la scarsità di risorse: procure e Garante Privacy sono sottorganico e non riescono a intervenire con la necessaria tempestività”. E se eliminare l’anonimato può sembrare una soluzione, l’esperto risponde che “spingere troppo in quella direzione rischia solo di spostare il problema altrove, nel dark web, dove queste pratiche continueranno indisturbate. Già negli anni ’90, con i circuiti peer-to-peer, circolavano video amatoriali diffusi senza consenso. Il problema non è nuovo: la vera risposta è l’alfabetizzazione digitale, non la repressione cieca“.
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Il tema al centro anche del Festival DIGEAT, in programma in autunno a Lecce
Di sessismo online e cyberbullismo si parlerà anche in occasione del Festival Digeat dal titolo “A Momentary Lapse of Reason“, che si terrà dal 27 al 29 novembre a Lecce. La speciale manifestazione, trasposizione fisica del progetto editoriale sostenuto scientificamente da Studio Legale Lisi, combinerà tre giorni dedicati a divulgazione, dibattito con le istituzioni e formazione sui principali temi del digitale, arricchiti da momenti culturali, artistici e conviviali. Maggiori informazioni su struttura e giornate sono consultabili sul sito dell’evento, tenuto in costante aggiornamento, e sui canali social del Progetto Digeat.