Scegliere di essere analogici in un mondo digitale: il corto circuito del Ministero del Lavoro

Negli ultimi mesi abbiamo “scoperto” come il digitale possa e debba funzionare al meglio, in tutti i settori, in particolare nella PA. Partendo dal presupposto che l’utilizzo dell’analogico è l’eccezione e non la regola per le amministrazioni pubbliche, come previsto dal 2005 dallo stesso CAD, Codice dell’Amministrazione Digitale, sono però troppo frequenti, proprio nelle amministrazioni pubbliche, sacche di resistenza al digitale.

L’avv. Andrea Lisi interviene nel suo Blog del Il Fatto Quotidiano per commentare il recente caso legato all’attività del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per quanto riguarda i mandati di patrocinio agli Istituti di patronato e assistenza sociale.

 

Il corto circuito

L’art. 36 del DL 18/2020 riconosce agli Istituti di  patronato e di  assistenza sociale la possibilità di acquisire, fino alla cessazione dello stato di emergenza sanitaria, il mandato di patrocinio in via telematica, invece del vecchio mandato cartaceo sottoscritto con firma autografa.  Garantire una “spinta”, grazie all’innovazione digitale, potrebbe essere una grande opportunità e sarebbe senz’altro una riforma da applaudire.

Ma se si guarda tutto con attenzione, qualcosa sembra non tornare.

 

L’utilizzo del digitale non è l’eccezione

Invece di regolamentare modalità sicure (ad esempio richiedendo l’utilizzo di firme digitali e/o posta elettronica certificata) con le quali permettere ai cittadini di inviare sempre, e non solo in emergenza, i mandati con modalità telematiche, preferisce accordare una “falsa” deroga a una norma che non ha mai vietato l’utilizzo del digitale.

 

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