Intelligenza artificiale nei concorsi pubblici: il TAR Lazio ribadisce l’obbligo di trasparenza da parte della PA

I sistemi di intelligenza artificiale sono un ausilio ormai sempre più presente nelle procedure di gara e concorsuali in tutti i settori pubblici; il diritto amministrativo, ma più in generale il diritto, non può prescindere dal digitale: sedute, sottoscrizioni, istanze, documenti seguono (o dovrebbero seguire) le regole del CAD.

Le piattaforme, i programmi, il caricamento di documenti on line, le selezioni operate dai software nella piena digitalizzazione del procedimento amministrativo -con il progressivo abbandono dell’analogico- portano ad assimilare sempre più la IA (intelligenza artificiale) alla condotta umana.
Una questione sempre più dibattuta, riguarda la reale ingerenza degli algoritmi nei processi decisionali, laddove gli effetti della totale o parziale sostituzione dell’attività umana procurino efficacia nella sfera giuridica del destinatario, integrando la fonte regolamentare e disponendo il merito.
Ecco perché la sez. III bis Roma del T.A.R. Lazio, con la sentenza 18 dicembre 2020, n. 13692, ha recentemente disposto che il procedimento amministrativo digitale, inteso nelle sue diverse fasi e processi, deve consentire l’accesso al “codice sorgente”, ove tale accesso è strumentale e funzionale alla determinazione finale (che può tradursi in un provvedimento espulsivo o in un esito selettivo, ovvero, l’aggiudicazione o l’esclusione concorsuale).

 

Il caso

La questione affrontata dal T.A.R. concerne l’illegittimità del diniego della PA in risposta all’istanza di accesso all’algoritmo utilizzato dal software relativo alla prova scritta di un concorso per la selezione dei dirigenti scolastici.

La prova era stata gestita dal MIUR con un applicativo esterno, che secondo i ricorrenti avrebbe generato diverse anomalie, falsando i risultati del test.  La parte ricorrente ha dunque richiesto di poter comprendere, mediante l’accesso al “codice sorgente” del software utilizzato per valutare la prova scritta del concorso, le motivazioni del mancato superamento, individuando proprio nella gestione informatizzata della procedura diverse anomalie che ne avrebbero pregiudicato l’esito.

A tal proposito sembra corretto ricordare che in caso di malfunzionamento del sistema informatico, – in caso di mancato accertamento delle cause – la responsabilità ricade sull’Amministrazione e non sul concorrente il quale è esente da addebiti.  È proprio la PA che indice il concorso a dover assicurare che il sistema informatico sia funzionante, donde l’esigenza di poter verificare l’esistenza dei corretti requisiti del codice sorgente.

Il T.A.R. ha dunque chiarito che sussiste un interesse diretto, concreto ed attuale dei ricorrenti ad “accedere all’algoritmo del softwarecon cui è stata gestita la prova selettiva, atteso che il ruolo svolto dal programma informatico è inerente all’ambito dell’attività amministrativa.

 

L’evoluzione giuridica

Il T.A.R. giudicando fondato il ricorso, ha annullato il silenzio – rigetto, ritenendo sussistenti i presupposti di cui agli artt. 22 e successivi della legge n. 241/90 sull’accessibilità dei documenti amministrativi all’interno di un procedimento. Inoltre, i giudici hanno ugualmente escluso l’ipotesi di una preclusione rinvenibile ai sensi dell’art. 24 del medesimo riferimento normativo, che prevede tra i casi di esclusione dal diritto di accesso le esigenze di riservatezza e di sicurezza informatica.  Viene evidenziato a chiare lettere che il “codice sorgente” è rilevante ai fini difensivi, risultando del tutto infondate eventuali, ulteriori esigenze di riservatezza e di sicurezza.

Si conferma un orientamento favorevole verso la piena digitalizzazione intesa come semplificazione dell’attività amministrativa, anche qualora interessi procedure concorsuali, in una prospettiva di buon andamento ed efficienza della PA.

 

Alcuni precedenti

L’argomento era già stato oggetto di recenti decisioni del T.A.R. Lazio, Roma, sezione III bis n. 9230/18 e del Consiglio di Stato, sezione VI, n. 8472/19, riguardo il tema dell’uso degli algoritmi nell’attività amministrativa. Se la decisione fosse il risultato di un mero processo matematico o informatico, si violerebbe l’obbligo di motivazione dei provvedimenti amministrativi: le sentenze considerano l’uso degli algoritmi informatici nell’attività della P.A., come un valido ausilio alla celerità, alla qualità e all’efficienza dei procedimenti e dei servizi, utili ad evitare imperfezioni ed assicurare neutralità.

Se è pur vero che le tecnologie consentono di ridurre le tempistiche e garantire l’imparzialità del procedimento, questa progressiva integrazione non può avvenire sulla base della violazione dei principi fondamentali che muovono l’attività amministrativa.

Alla luce di queste premesse,  il T.A.R Lazio ha introdotto la questione del bilanciamento fra gli interessi di riservatezza e di trasparenza della PA e le necessità di verifica in concreto del ruolo del software nei procedimenti amministrativi.

 

La nuova prospettiva del software nella PA

Il T.A.R Lazio ha, però, nella sua ultima decisione, affrontato la questione della trasparenza amministrativa sotto un’interessante prospettiva informatica, ordinando alla Pubblica Amministrazione resistente di produrre il codice sorgente di un applicativo utilizzato per una prova selettiva, spostando l’attenzione sul ruolo e l’utilizzo del software.

Tuttavia, il fornitore ha continuato a sostenere che il software non è che un contenitore vuoto” assolutamente neutro: anche a fronte di queste motivazioni, il T.A.R ha ribadito l’importanza di un’attenta verifica del software, anche qualora si tratti di un mero “contenitore”. Per la prima volta è stato preso in considerazione il software e il relativo diritto di accesso come parte del procedimento amministrativo.

 

Conclusioni

Doverosa è l’osservazione secondo la quale le procedure informatiche, applicate ai procedimenti amministrativi, devono collocarsi in una posizione necessariamente servente rispetto agli stessi: sono strumenti di semplificazione e accelerazione dell’azione amministrativa, non essendo concepibile di converso che, per problematiche di tipo tecnico, sia ostacolato l’ordinato svolgimento dei rapporti tra privato e Pubblica Amministrazione e fra Pubbliche Amministrazioni. Ai soggetti interessati viene riconosciuta, nel ben più ampio raggio del diritto di accesso, la possibilità di ricevere informazioni sulla presenza di operazioni automatizzate a sostegno del procedimento amministrativo. Pertanto, indubbio è il legame che unisce la piena conoscibilità dei criteri applicati al principio della trasparenza.

Una nuova prospettiva in cui la corretta gestione dei software si annovera tra gli oneri di trasparenza da parte della PA, che potrebbe avere, anche, risvolti importanti sul fronte dei fornitori.