Il buco nero di TikTok: una spaventosa asimmetria digitale. Le preoccupazioni del Garante

Il Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, da tempo sta dimostrando la sua preoccupazione per la sorte dei dati raccolti dal social network cinese TikTok.

Si tratta di un fenomeno che riguarda da vicino i minori e sul quale, attualmente, esistono pochi mezzi per intervenire.

 

Una Task Force per tutelare i dati di giovani e giovanissimi

Già nel mese di Gennaio scorso il Garante rendeva noto di aver inviato una lettera al Comitato europeo per la protezione dei dati personali (Edpb), organo che riunisce tutte le Autorità privacy dell’Unione, per richiedere la creazione di una task force utile ad esaminare approfonditamente piattaforme come TikTok.

La necessità di un’azione forte e coordinata è collegata anche alla delicatezza e alla rilevanza di questo tipo di piattaforme, rivolte soprattutto alle fasce di utenti più giovani. Tik Tok in particolare, detenuta dall’azienda cinese ByteDance, con 800 milioni di utenti attivi è il primo grande social network di Pechino, capace anche di fare breccia in Occidente.

Il problema? Che non abbiamo idea di cosa accada ai dati raccolti” ha dichiarato il Garante, durante l’ultima intervista rilasciata a La Repubblica, richiamando l’attenzione sulla necessità di evitare che la Cina diventi una zona franca.

 

I rischi per i minori

 Le principali preoccupazioni sono legate sia alla protezione dei dati degli utenti, soprattutto minori, che all’assenza di un sistema effettivo di verifica dell’età. Altre ancora riguardano il trasferimento dei dati raccolti in Cina e i le possibili implicazioni dello stesso Governo: uno dei punti cardine è che l’accesso delle agenzie governative ai dati sia fortemente limitato. È un tema molto più grande di TikTok – ha sottolineato il Garante nel corso dell’intervista realizzata da Jaime D’alessandro.

Molte perplessità nascono dalla politica di trattamento dei dati realizzata senza alcuna tutela. Difatti, al momento della registrazione sull’app viene richiesto l’inserimento della data di nascita per accertarsi l’età del soggetto che, aggiunto all’assenza di sistema di verifica, risulta insufficiente per garantire il rispetto delle disposizioni del GDPR.

Inoltre, la possibilità di raggiungere milioni di visualizzazioni con relativa semplicità, a cui si aggiunge quella per i bambini anche sotto i 13 anni di registrarsi agilmente, rendono Tik Tok un terreno fertile per il proliferare del cyberbullismo e di fenomeni di pedopornografia, veicolati dalla piattaforma.

 

La soluzione possibile: il Privacy shield

Nel corso dell’intervista, il Garante ha prospettato una possibile soluzione: il Privacy shield, un accordo già esistente tra l’Italia e alcune realtà, tra cui Stati Uniti, Canada, Giappone e Australia, grazie al quale è possibile assicurare il rispetto, da parte delle aziende locali, di determinate regole di protezione per gli utenti europei. Ma il punto d’incontro con la Cina potrebbe non essere così semplice da individuare.

Il Garante ha avuto modo di giudicare l’ attuale “asimmetria” con la Cina, in tema di tutela per i dati personali “semplicemente spaventosa”. Occorre ricordare che il mondo digitale crea colossi economici e un vantaggio strategico come quello definito da TikTok oggi può provocare danni irreversibili ai minori e a tutti gli utenti.

Sarebbe auspicabile un accordo, al fine di imporre il rispetto di alcuni dettami del GDPR a tutela del trattamento dei dati personali di tutti gli utenti, altrimenti il rischio è che la Cina continui ad essere una zona franca.