I bug di Immuni e l’arte di nascondere la polvere (digitale) sotto il tappeto

Recentemente è stato scoperto anche un bug che di fatto rende inutile per tantissimi utenti l’utilizzo di Immuni, bloccando proprio i “controlli di esposizione” che effettua in background al fine di verificare se si è entrati in contatto con una persona positiva al virus e nessuno nel frattempo ha pensato di avvertire gli utenti, i quali, ignari del problema, ritenevano di essere “protetti”.

A seguito di questo ultimo episodio, l’avv. Andrea Lisi torna ad intervenire nelle pagine del suo blog del Il Fatto Quotidiano per fare i conti con un’imbarazzata omertà di Stato su Immuni.

A quanto pare per combattere il COVID-19 il nostro Paese si sta affidando ad un “morto che cammina” a livello tecnologico. Immuni, l’app italiana di tracciamento stia proseguendo il suo cammino in modo a dir poco imbarazzante, con degli impietosi numeri di diffusione. Piuttosto l’app sembrerebbe solo la punta di un iceberg che rivela impietosamente lo stato di un Paese ancora confuso nelle sue strategie, non solo sanitarie, ma anche di digitalizzazione, non riuscendo ancora ad applicare normative presenti nel nostro ordinamento addirittura dal 2005.

E se in questi anni avessimo lavorato davvero per avere un Paese digitalmente moderno? A quest’ora potremmo essere in grado di sconfiggere un virus senza affidarci a soluzioni miracolose o pozioni magiche.

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