Il D.L. n. 76/2020 rubricato “Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale” rappresenta un intervento fondamentale preordinato alla semplificazione dei procedimenti amministrativi, all’eliminazione di alcuni adempimenti burocratici, alla digitalizzazione della PA e al potenziamento della green economy e dell’impresa.
Facciamo il punto
Diversi sono gli ambiti di intervento del Legislatore, tra questi il digitale: osserviamo più da vicino le novità che andranno a modificare il Codice dell’Amministrazione Digitale.
- l’accesso a tutti i servizi digitali della PA avverrà tramite SPID, Carta d’identità digitale (CIE) e AppIO su smartphone;
- il domicilio digitale per i professionisti, anche non iscritti ad albi;
- la semplificazione e il rafforzamento del domicilio digitale per i cittadini;
- la presentazione di autocertificazioni, istanze e dichiarazioni direttamente da cellulare tramite AppIO;
- semplificazioni per il rilascio della CIE;
- una piattaforma unica di notifica digitale di tutti gli atti della PA e via PEC degli atti giudiziari;
- la semplificazione della firma elettronica avanzata;
- il sostegno per l’accesso delle persone con disabilità agli strumenti informatici;
- regole omogenee per tutte le PA per gli acquisti informatici, la formazione digitale dei dipendenti pubblici e la progettazione dei servizi digitali ai cittadini;
- la semplificazione e il rafforzamento dell’interoperabilità tra banche dati pubbliche e misure per garantire piena accessibilità e condivisione dei dati tra le PA;
- la semplificazione e il rafforzamento della Piattaforma digitale nazionale dati, finalizzata a favorire l’utilizzo del patrimonio informativo pubblico.
Accesso ai servizi digitali
La scadenza è fissata al 28 febbraio 2021. Il cittadino dovrà essere in grado di accedere ai servizi della PA esclusivamente via SPID, CIE e CNS (così come previsto dall’art. 24 del Decreto). Viceversa, gli Enti dovranno essere capaci di mettere a disposizione dei cittadini i propri servizi tramite strumenti digitali (in realtà, SPID sarebbe già obbligatorio dal 2016).
Di fatto significa che gli enti non dovranno più permettere l’accesso ai servizi digitali solo con il proprio pin, ma consentire anche l’uso delle identità digitali universali. Giova a questo scopo considerare che il Decreto permette ai cittadini di rinnovare la carta d’identità, passando alla CIE prima della scadenza (180 giorni prima).
Inoltre, si rende obbligatorio per la PA ‘‘l’erogazione dei servizi in forma digitale anche da dispositivi mobili tramite l’AppIO”; quest’ultima dovrebbe servire anche per autocertificazioni, istanze e dichiarazioni”. Che sia la volta buona per una trasformazione digitale completa!?
I dubbi sulla fruibilità dell’App restano, così come quelli sulla reale capacità delle PA di erogare servizi attraverso dispositivi mobili.
Ovviamente questa novità non si applica qualora l’Ente non abbia all’attivo (o dichiari di non avere) servizi digitali, come spesso può accadere con i Comuni di piccole dimensioni.
Per l’accesso di professionisti e aziende secondo le stesse modalità, la norma rinvia la definizione dello switch-off ad un successivo decreto attuativo (non sarebbe il primo caso di rinvio mai più pervenuto, nell’ambito della PA digitale).
Il Domicilio Digitale per i professionisti
Al fine di assicurare la pubblicità dei riferimenti telematici di PA e gestori dei pubblici servizi si istituisce il pubblico elenco di fiducia denominato “Indice dei domicili digitali della pubblica amministrazione e dei gestori dei pubblici servizi”.
L’indice riporta i domicili digitali da utilizzare per tutte le comunicazioni, per lo scambio di informazioni e per l’invio di documenti a tutti gli effetti di legge tra le pubbliche amministrazioni, i gestori di pubblici servizi e i privati. Il domicilio digitale diventa, quindi, obbligatorio per tutte le imprese e i professionisti anche se non iscritti ad albi; il decreto prevede sanzioni ove dal 1° ottobre 2020 tale domicilio non venga comunicato al Registro delle imprese.
PagoPA e cambio residenza
Nonostante le incertezze legate alla reale capacità della PA di rispettare le tempistiche previste per lo switch-off digitale, alcuni servizi restano però garantiti dalla norma, come quelli di pagamento.
Gli Enti sono obbligati ad accettare la piattaforma pubblica PagoPA entro il 28 febbraio 2021, permettendo al cittadino di pagare servizi, tasse, tributi, multe in tutte le modalità previste, anche digitali. Dal 1° marzo le banche non potranno accettare pagamenti se non tramite PagoPA. La scadenza appare, quindi, perentoria (salvo eventuali proroghe).
Altra novità positiva riguarda il cambio di residenza: sarà possibile effettuarlo online mediante la piattaforma Anpr dove sono presenti quasi tutti i Comuni.
Semplificazione della firma elettronica avanzata
Il D.L. Semplificazioni prevede la possibilità di identificare l’utente che richiede una firma elettronica avanzata tramite SPID di cui all’art. 64 del CAD.
Il terzo comma invece, estende la possibilità di identificare gli utenti utilizzando sistemi basati su credenziali di livello almeno significativo, corrispondente a SPID 2. Ne consegue che in forza di tale disposizione si potrà procedere all’identificazione dell’utente anche attraverso identità digitali eventualmente rilasciate in altri Stati membri dell’Unione Europea.
Invero, la prima sostanziale modifica riguarda la procedura di identificazione del cliente, che notoriamente grava su tutti gli operatori ed intermediari bancari. La soppressione dell’obbligo di acquisizione di un documento identificativo eviterà la trasmissione online di copie, facilitando il lavoro dell’operatore che potrà ricorrere a fonti affidabili ed indipendenti.
Sarebbe necessario che in sede di conversione vengano chiariti alcuni ulteriori limiti dell’attuale normativa, soprattutto in tema di firme elettroniche avanzate ancorate alla formulazione del 2013.
Semplificazione nelle PA: regole omogenee per tutti
Il D.L. prevede, altresì, il progressivo consolidamento dei servizi informatici imponendo alle pubbliche amministrazioni di rispettare i requisiti stabiliti da AgID per la definizione di un’infrastruttura centralizzata nazionale. Gli elementi fondamentali riguardano soprattutto la responsabilità e la penalizzazione dei dirigenti pubblici che non ottempereranno a definire gli strumenti utili all’adeguamento al “Codice di condotta tecnologica”. Quest’ultimo nasce al fine di garantire l’interoperabilità e la sicurezza dei dati delle pubbliche amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici tramite la Piattaforma Digitale Nazionale Dati, finalizzata a favorire la conoscenza e l’utilizzo del patrimonio informativo detenuto per finalità istituzionali.
Le regole omogenee includono anche la formazione obbligatoria di tutti i dipendenti pubblici nelle materie del digitale e lo smart working inteso come valore aggiunto e non come ulteriore elemento di ritardo burocratico.
Conclusioni
Il decreto presenta aspetti di rilevanza fondamentale e di rinnovamento dell’idea sinora presentata della pubblica amministrazione, mettendo in gioco strumenti innovativi per gli utenti e le imprese. Lo sforzo più grande sarà in sede di conversione quando l’idea del nuovo incontrerà il vecchio, perché vi sono nel nostro ordinamento disposizioni (anche in materia digitale) ancorate ad anni passati.
In questi giorni la Corte dei conti ha espresso il parere in merito. Pur valutando in maniera propositiva e positiva il Decreto, ha sollevato talune perplessità in merito a: governance, tassonomia e obsolescenza repentina dell’ICT. Ebbene, vi sono oggettive difficoltà attinenti soprattutto alle competenze di chi dovrà svolgere un ruolo di coordinamento, alle risorse da impiegare e la reale disponibilità delle stesse ed infine, al fisiologico deterioramento repentino delle forniture ICT.
Una cosa è certa: si intravede uno spiraglio di svecchiamento burocratico.