App Immuni: perché l’Avv. Andrea Lisi invita a non scaricarla

In molti hanno deciso di scaricare Immuni per “dovere civico”. Si tratta di una scelta certamente importante, ma nella sua attuale configurazione l’app sembrerebbe essere totalmente inutile per combattere con efficacia la pandemia e peraltro pericolosa per chi la utilizza.

L’Avv. Andrea Lisi interviene nel suo Blog di Huffington Post per ribadire le motivazioni che dovrebbero condurci a non scaricarla.

 

Scaricare o non scaricare: questo il dilemma

 In realtà per dovere civico è necessario non scaricare Immuni: si tratta di una scelta consapevole che va maturata a seguito di un approfondimento della questione. Di fatto – con la complicità inconsapevole (speriamo) del governo italiano – stiamo spianando la strada verso una profilazione costante e incontrollata della nostra esistenza e a future tecniche di marketing di prossimità.

 

I motivi per non scaricarla ci sono

Dal punto di vista della sicurezza, con il Bluetooth sempre attivo esponiamo il nostro smartphone a possibili attacchi informatici. Pericoli, tra altro, evidenziati anche dal Ministro della Difesa.
Gli italiani potrebbero anche accettare questo rischio se l’app fosse davvero utile per la salute, ma il problema è che non è in grado di garantire dati esatti di rilevazione proprio a causa della attuale tecnologia mai testata in precedenza

 

 Un progetto nato male

Immuni  potrebbe rilevare un gran numero di falsi positivi, a seguito di rilevamenti automatici, poco affidabili e inesatti.  Un progetto così invasivo – sottolinea l’avv. Lisi – oggi andrebbe studiato con calma in modo da continuare quanto meno a migliorarlo e il testing non andrebbe fatto in fretta e furia, ma con la dovuta attenzione, considerato che l’emergenza sembra in fase di regressione.

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