L’avv. Andrea Lisi interviene nel suo Blog di Huffington Post per proporre una riflessione sui risicati margini di rivoluzione della nostra vita digitale, nella quale siamo sempre più irrimediabilmente condotti verso l’universo GAFAM (locuzione riferita alle Big Tech Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft) e immersi in una immaginifica dimensione globale, con l’assenza di politiche serie di sovranità digitale che mettano al centro di ogni azione on line i diritti di noi cittadini.
Le conseguenze dell’essere (in)consapevolmente digitali
Ognuno di noi è direttamente coinvolto nella crescita di un oligopolio di dimensioni nazionali. Neppure l’Europa, infatti è riuscita a contrastare l’avanzare dello strapotere dell’universo GAFAM (locuzione riferita alle Big Tech Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft), non solo economico, ma culturale e sociologico, fondamentalmente a causa di una buona dose di insofferenza nei riguardi di certe, scomode, tematiche e questo non ha fatto altro che assecondare la creazione di prigioni dorate che condividiamo quotidianamente.
La lotta e l’attivismo digitale
Oggi le azioni di attivismo digitale partono da un assunto che rimane sbagliato, se vogliamo davvero riflettere attentamente sul vero concetto di “lotta” e “rivoluzione” per riappropriarci dei nostri dati. Si cerca di cavalcare non una battaglia direttamente contro i GAFAM, ma contro coloro che sono stati (pelosamente) abituati negli anni a entrare nel loro ecostistema “perfetto”. In questa illusoria corsa alla rivoluzione, si guarda con sospetto messaggi politicamente chiari, come nel caso dell’Executive Order appena firmato dal presidente Biden, anche a nostro beneficio (fin quando saremo alleati).
Se si vuole davvero portare avanti una lotta con efficacia, occorre coraggiosamente scegliersi i bersagli corretti, comprendere come si/ci aggrediscono, portandoli così a ridimensionare necessariamente il loro strapotere.
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