Attacco hacker alla Regione Lazio: nessun atto terroristico, è solo ignoranza informatica

“Se qualcosa può andare storto, lo farà – nel momento peggiore possibile”

La legge di Murphy ben sintetizza quanto accaduto in questi ultimi giorni alla Regione Lazio e spiega in qualche modo le improbabili e fantasiose ricostruzioni politiche di quanto successo.

 

Un danno già previsto

La “sfiga” e la poca imprevedibilità hanno ben poco a che vedere con quanto accaduto alla piattaforma regionale.

Prima o poi sarebbe successo e, se la situazione delle PA italiane – dichiara l’Avv. Andrea Lisinon è dissimile da quella della Regione Lazio, allora ne vivremo purtroppo molti altri di episodi come questoche non ha nulla a che fare con attacchi terroristici o azioni novax, come si è avventatamente riferito in queste ore, ma più semplicemente un ransomware è stato inoculato in un sistema informatico poco sicuro per arrecare danni ai fini estorsivi. Farsi pagare un obolo in bitcoin per rimettere le cose a posto, in poche parole.

 

Fame di dati

I dati fanno gola e oggi i pirati informatici hanno vita facile in un Sistema Paese in cui non si previene con misure minime di sicurezza ex lege previste da tempo. Tra queste, di rilevante importanza è la formazione del personale.

Anche in altri Paesi europei sono accaduti attacchi simili.

Ci sarebbe da chiedersi – afferma l’Avv. Lisi – come mai ci sono state reazioni così scomposte e stupite per quanto successo. E la meraviglia che sta caratterizzando il mondo della politica e anche quello dell’informazione denota lo stato di desolazione informatica in cui versiamo.

Continua a leggere l’approfondimento a firma dell’Avv. Andrea Lisi pubblicato sul suo blog de Il Fatto Quotidiano.

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