Smart working e controllo a distanza: l’avv. Carola Caputo interviene su “EconomyUp”

Il ricorso al lavoro agile dovuto alla pandemia ha riportato al centro del dibattito il tema della sorveglianza digitale. Il datore di lavoro può monitorare le attività del lavoratore? E come?

Vi segnaliamo a riguardo l’intervento dell’avv. Carola Caputo, esperto in diritto dell’informatica e privacy, in un articolo di EconomyUp a cura della giornalista Luciana Maci.

 

Un badge elettronico?

Considerando quanto stabilito dallo Statuto dei Lavoratori, un possibile sostituto del badge potrebbe essere un applicativo che registri i file di log, ma – afferma l’avv. Caputo – limitatamente all’inizio della sessione e al termine dell’attività lavorativa. Uno strumento lecito, quindi, che non deve registrare le attività svolte dall’utente.

 

Altri potenziali strumenti di controllo

Sono tante le applicazioni finalizzate al mantenimento di un rapporto lavorativo con dipendenti, anche a distanza. La startup Beaconforce (San Francisco), ad esempio, ha creato un algoritmo in grado di calcolare il livello di motivazione dei dipendenti di un’azienda. Si può parlare, in questi casi, di strumenti di controllo? La discriminante – replica Carola Caputo – è che il lavoratore non sia soggetto passivo del controllo. Il datore di lavoro ha diritto di sapere se il dipendente ha trascorso la settimana in maniera produttiva o se ha avuto scambi con i colleghi, ma non, per esempio, altri aspetti di natura privata.

 

L’articolo nella versione integrale è consultabile al seguente link