FaceBoarding in aeroporto: sì, ma senza assuefazione privacy

Quando ascoltiamo notizie sui riconoscimenti biometrici, come quella del Face Boarding all’aereoporto di Linate, e sull’utilizzo di tecnologie di ultima generazione per il rilevamento dei nostri dati sensibili, accade spesso di pensare a scenari distopici degni di un film di Steven Spielberg.
Ma quanto siamo realmente vicini a queste surreali trasposizioni della realtà e quanto è ancora giusto parlare di tutela del dato e della nostra privacy?

A queste domande ha risposto l’Avv. Andrea Lisi in un nuovo intervento sul suo Blog ospitato da “Il Fatto Quotidiano”.

Il riconoscimento facciale in aereoporto arriva anche in Italia

Cina e Stati Uniti sono stati dei precursori su queste forme di controlli, per cui non potevamo mancare anche noi all’appello, guadagnando il primato sui nostri compagni europei. Il 7 maggio è giunta infatti la notizia dell’introduzione del Face Boarding all’aereoporto di Linate, un passo importante che ha dato inizio alla frontiera del riconoscimento biometrico facciale per facilitare i requisiti di accesso ai gate di imbarco. La Sea S.p.A., la società che gestisce gli aeroporti milanesi, ha tra l’altro “garantito la tutela della Privacy e dei dati dei passeggeri” per mezzo di una “tecnologia sicura, semplice e rapida”. Tuttavia non possono non sorgere dubbi e perplessità in merito all’effettiva tutela dei dati trattati.

Consapevolezza per non farsi cogliere impreparati

Analizzando l’informativa, sarebbero tanti i punti da approfondire, dall’algoritmo utilizzato per cifrare i modelli biometrici ai livelli di autorizzazione applicati per l’accesso al database che li ospita, fino alle modalità di trasmissione dei dati biometrici. Tuttavia, ciò che ci garantisce ancora un netto distacco da possibili scenari distopici è la consapevolezza, da diffondere a largo spettro su tutto il nostro attuale universo digitale.

 

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