Privacy e lavoro agile: esistono limiti per l’utilizzo degli strumenti?

Con l’intensificarsi dell’utilizzo della modalità di lavoro “smart” cresce l’esigenza di promuovere non solo la conoscenza degli strumenti utilizzati, ma soprattutto di garantire la sicurezza dei trattamenti di dati.

La dott.ssa Flavia Piscitelli prende in esame un recente caso con protagonista un impiegato della Banca Comercială Română (BCR) che usava il proprio cellulare per farsi inviare tramite WhatsApp le copie di documenti e carte d’identità da parte della clientela.

 

Il controllo del datore sull’uso degli strumenti di lavoro

La scelta degli strumenti compete al Datore di lavoro/Titolare del trattamento e non può essere basata su una decisione arbitraria del dipendente. L’utilizzo deve essere regolato attraverso policy interne, che includano le specifiche misure di sicurezza, organizzative e procedurali a cui si devono poi attenere i dipendenti autorizzati al trattamento dei dati.

Il mancato rispetto delle regole, infatti, porta inevitabilmente a conseguenze negative.

 

L’utilizzo dei dispositivi personali nell’ambiente di lavoro: cosa c’è da sapere sul BYOD

BYOD è l’acronimo di Bring Your Own Device. Oltre all’utilizzo di strumenti aziendali, certo è possibile anche avvalersi di dispositivi personali a lavoro (pc, tablet, smartphone, ecc.) soluzioni indubbiamente convenienti, ma che possono comportare inevitabilmente dei rischi per la protezione dei dati personali.

Sul tema è intervenuto il Garante Europeo per la Protezione dei dati (GEPD) con l’emanazione di Linee Guida sull’utilizzo dei dispositivi mobili, che contengono alcune raccomandazioni per aiutare l’organizzazione/azienda a dimostrare la correttezza del trattamento dei dati personali sui dispositivi mobili.

La soluzione migliore è in ogni caso quella di prevedere un regolamento aziendale interno.

 

L’approfondimento completo è sulle pagine di K4Biz, per la rubrica “Digital & Law”. Puoi consultarlo direttamente da qui.