Fight Cloud*

SIGNORI, BENVENUTI AL FIGHT CLOUD
Prima regola del Fight Cloud:
NON SOTTOVALUTATE MAI IL FIGHT CLOUD.
Seconda regola del Fight Cloud:
NON DOVETE SOTTOVALUTARE MAI IL FIGHT CLOUD.
Terza regola del Fight Cloud:
SE QUALCUNO GRIDA BASTA, VUOLE LA PORTABILITÀ, SERVE UNA CLAUSOLA.
Quarta regola:
SI MEMORIZZANO SOLO DATI CIFRATI.
Quinta regola:
TENETEVI LE VOSTRE CHIAVI D’ACCESSO, RAGAZZI.
Sesta regola:
NIENTE DATI SUL CLIENT, NIENTE BACKUP.
Settima regola:
L’IMMAGAZZINAMENTO VIRTUALE DURA PER TUTTO IL TEMPO NECESSARIO.
Ottava e ultima regola:
SE QUESTA È LA VOSTRA PRIMA VOLTA AL FIGHT CLOUD… DOVETE COMBATTERE!

Il Cloud Computing ha le sue regole. Non ne si può prescindere, i rischi per la privacy e per la sicurezza di dati e informazioni sono incalcolabili. Ma le opportunità sono altrettanto sconfinate ed estremamente affascinanti.
Dalle pubbliche amministrazioni alle imprese fino ai singoli utenti, tutti beneficeranno di questa rivoluzione: non ci sarà più bisogno di memorizzare i nostri dati localmente sugli hard disk e di fare periodici backup, ma sarà possibile accedere on line da qualsiasi client alla potenza di elaborazione, alle piattaforme, ai servizi, ai software e ai documenti immagazzinati sulla nuvola virtuale gestita dal cloud service provider: tutto a vantaggio della praticità ed economicità dei processi documentali e produttivi.
Tuttavia, si commetterebbe una grave ingenuità se si sottovalutassero le fondamentali implicazioni sotto il profilo della sicurezza delle informazioni che vengono immagazzinate virtualmente, specialmente per quanto riguarda i dati di rilevanza pubblicistica, i dati strategici e i dati personali sensibili. Perciò è necessaria l’adozione di sistemi e applicazioni informatiche che permettano un sempre maggiore sfruttamento delle enormi potenzialità e dei vantaggi del cloud e, al tempo stesso, garantiscano la possibilità di mantenere il controllo delle informazioni memorizzate.
Queste istanze di tutela possono essere perseguite attraverso diverse soluzioni tecniche, come quelle  già offerte dall’hybrid cloud, non inteso in riferimento al segmento di mercato (che individua l’area di servizi cloud predisposti per la condivisione tra più utenti e al contempo dedicati a singoli soggetti o gruppi), bensì come architettura ICT che affianca e integra servizi di Cloud Computing implementati sia internamente, sia esternamente alla singola organizzazione. Ciò consente di utilizzare il cloud interno alla stessa struttura organizzativa per la memorizzazione delle informazioni più sensibili o strategiche e il cloud esterno per l’immagazzinamento e la condivisione di dati meno confidenziali (questa soluzione, peraltro, verrà presto adottata dal governo britannico per la condivisione di alcuni file riservati).
Imprescindibile, invece, è l’utilizzo di sistemi di cifratura dei dati memorizzati in cloud e, soprattutto, la diligente custodia delle chiavi d’accesso da parte del Responsabile.
Eppure non basta.
Da una differente prospettiva, il controllo dei dati che vengono inviati “fra le nuvole” non può essere assicurato senza una puntuale e lungimirante contrattualizzazione della fornitura dei servizi, ovviamente ritagliata sulle specifiche esigenze del customer cloud.
Devono essere previste, in ogni caso, apposite clausole che disciplinino la riservatezza delle informazioni, la proprietà intellettuale delle opere, l’articolazione delle responsabilità sull’integrità e la reperibilità dei dati immagazzinati nella nuvola informatica, la possibilità di accesso ai sistemi da parte delle autorità, i livelli minimi di servizio garantiti, la durata dei servizi di memorizzazione e la portabilità dei dati (per evitare il c.d. vendor lock-in, ossia l’elevata dipendenza da un particolare cloud provider).
Ma tutto ciò non deve spaventare. Basti pensare che sono già in via d’implementazione soluzioni di cloud governance progettate per le strutture di quella organizzazione che, nell’immaginario di tutti, costituisce senza dubbio l’iconica rappresentazione del paradigma della sicurezza delle informazioni: ebbene sì, Cloud Computing anche per il sistema delle agenzie governative federali U.S.A.!
Del resto… qualcuno ha detto che si deve avere coscienza, non paura.

*L’articolo è tratto dal primo numero della rivista del Digital&Law Department, che sarà presto disponibile in versione integrale su questo sito