La vicenda di Cambridge Analytica legata all’uso scorretto di un’enorme quantità di dati prelevati da Facebook senza il consenso degli interessati, sembrava ormai acqua passata.
L’azienda, come ricordiamo, avrebbe sfruttato i dati personali di 87 milioni di utenti di Facebook al fine di targettizzate e ottimizzare al massimo la portata della propaganda politica di diverse campagne elettorali, compresa quella per l’elezione del Presidente USA, Donald Trump. Proprio in questi giorni è arrivata la svolta: secondo il regolatore britannico per la protezione dei dati personali, Facebook dovrebbe pagare 500mila sterline di multa per il caso in questione.
Si tratta del massimo previsto dalla vecchia normativa in vigore nel Regno all’epoca dei fatti, ma in cifra assoluta una penalità modesta «per una contravvenzione molto grave», ammette a radio Bbc 4 Elizabeth Denham, responsabile dell’ICO (Information Commissioner’s Office), sottolineando come la nuova legge potrebbe permettere d’infliggere un’ammenda di decine se non centinaia di milioni di sterline.
L’esigenza di regole più rigide a tutela dei dati personali e di un maggiore controllo della rete è stata peraltro esposta dal Garante Italiano della privacy, Antonello Soro, nella relazione annuale svoltasi lo scorso 10 luglio, affermando che : Per molto tempo i governi, in ogni angolo del pianeta, hanno sottostimato gli effetti e i rischi di un regime privo di regolamentazione, nel quale i grandi gestori delle piattaforme del web hanno scritto le regole, promuovendo un processo inarrestabile di acquisizioni e concentrazioni, dando vita all’attuale sistema di oligopoli – Questi hanno acquisito il potere di orientare i comportamenti di diversi miliardi di persone: non solo nei consumi, ma anche nella più generale visione sociale e culturale. E hanno guadagnato uno straordinario potere economico per il ruolo di intermediari sempre più esclusivi tra produttori e consumatori e per le implicazioni che le tecnologie data intensive, l’intelligenza artificiale, la big data analytics hanno sulla dinamica dei mercati, al crocevia tra economia dell’informazione e della condivisione”, continuando col dire che “Il web di cui facciamo esperienza non è la rete ma soltanto la sua parte selezionata da algoritmi che, analizzando le nostre attività e preferenze, ci espongono a contenuti il più possibile affini ad esse, per esigenze di massimizzazione dei ricavi da parte dei gestori, legate al tempo di permanenza e al traffico online – ha evidenziato – Siamo dunque soggetti a una sorveglianza digitale, in gran parte occulta, prevalentemente a fini commerciali e destinata, fatalmente, ad espandersi anche su altri piani, con effetti dirompenti sotto il profilo sociale.
L’affermazione che “siamo dunque soggetti a una sorveglianza digitale destinata ad espandersi anche su altri piani, con effetti dirompenti sotto il profilo sociale” trova conferma se si considera che un gruppo di ex dipendenti di Cambridge Analytica ha fondato una nuova società basata sulle stesse tecniche di analisi e profilazione dei dati, ma orientata al Medio Oriente e all’Africa.