ANAC: pubblicato il 4° rapporto annuale sull’applicazione del whistleblowing

La legge n.190 del 2012 (c.d. Legge Anticorruzione) ha previsto, fra le misure di prevenzione della corruzione, l’introduzione di un sistema di tutele del dipendente pubblico che segnala illeciti, il c.d. whistleblower, disciplinato dall’art. 54 bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

L’articolo, modificato dalla legge 30 novembre 2017, n. 179,  stabilisce che il pubblico dipendente che segnala all’ANAC o al Responsabile della prevenzione della corruzione e trasparenza, o denuncia all’Autorità giudiziaria ordinaria o a quella contabile illeciti di interesse generale di cui è venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, discriminato, licenziato trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi sulle sue condizioni di lavoro.

A partire dall’8 febbraio 2018, è operativa la piattaforma informatica sul sito dell’ANAC che consente di acquisire e gestire le segnalazioni, nel rispetto delle garanzie previste dalla normativa vigente. L’identità del segnalante, infatti, è segregata e, grazie all’utilizzo di un codice identificativo univoco generato dal sistema, può “interfacciarsi” con l’Autorità in maniera spersonalizzata.

È di pochi giorni fa il 4° Rapporto annuale sull’applicazione del whistleblowing, relativo all’effettiva attuazione in Italia di questa misura di prevenzione della corruzione.  Si ripete la metodologia di studio già utilizzata nei rapporti precedenti: da un lato, sono state analizzate le segnalazioni giunte all’ANAC, e dall’altro, vien delineata l’indagine svolta su un campione di 40 amministrazioni, enti e società pubbliche in relazione al numero e alla tipologia di segnalazioni ricevute.

In merito al primo punto, le segnalazioni ricevute durante il corso del 2018 sono 783, più del doppio rispetto al 2017, mentre nel corso del primo semestre del 2019 le segnalazioni giunte sono state 439. In media, oltre due segnalazioni di illeciti al giorno. Riguardo alla modalità di arrivo delle segnalazioni, l’82% di queste sono giunte tramite apposita applicazione informatica protetta, la parte restante, invece, in modalità cartacea. Nel corso del 2018, il 41% delle segnalazioni sono giunte dal Sud e Isole, il 22,9% dal centro e il 32,1% dal Nord, qui, in particolare, sono diminuite nel 2019, mentre, nello stesso periodo, sono aumentate quelle del Sud e Isole. La maggior parte delle segnalazioni hanno ad oggetto appalti illegittimi, seguiti dai casi di corruzione, cattiva amministrazione ed abuso di potere, concorsi illegittimi, cattiva gestone delle risorse pubbliche vicende di danno erariale e i conflitti di interessi. In oltre la metà dei casi il whistleblower è un pubblico dipendente, nel 5% dei casi è un dirigente. A tal proposito, l’Autorità afferma di non aver perso il ruolo di “sfogatoio” per molti pubblici dipendenti che si rivolgono all’Autorità per raccontare situazioni personali che nulla hanno a che vedere con le condotte illecite.

Uno degli aspetti significativi delineati nel Rapporto è rappresentato dalle segnalazioni che vanno a “buon fine”. Nel corso del 2018, infatti, sono state inviate 20 segnalazioni alla Procura della Repubblica e 19 alla Corte dei Conti. Nei primi 6 mesi del 2019 gli invii alla Procura sono già stati 33 e quelli alla Corte dei Conti sono 29.

Si deduce da questi numeri una crescita che sottolinea un visibile miglioramento della qualità delle segnalazioni e una maggiore fiducia nei confronti dell’istituto. A ottobre 2018, ad esempio, la segnalazione di un whistleblower ha portato ad alcuni arresti per corruzione all’Agenzia delle Entrate. Inoltre, l’ANAC sottolinea un ulteriore ruolo assegnato all’istituto del whistleblowing: può fungere da stimolo per rivedere procedure amministrative. Tra le buone prassi introdotte a seguito delle segnalazioni di illeciti, infatti, si menziona, tra i vari casi, quello del Comune di Milano, dove è stato sollecitato un monitoraggio sui collaudi di opere pubbliche e sulla rilevazione delle presenze.

Riguardo alla tutela della figura del whistleblower, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha il compito di verificare e sanzionare eventuali misure discriminatorie adottate nei suoi confronti, con multe che variano da 5mila a 50mila euro a seconda dei casi. Fino ad ora, l’ANAC ha avviato 8 procedimenti sanzionatori, di cui 4 archiviati, mentre gli altri sono tuttora in corso per gli accertamenti del caso.

In merito al secondo punto, come detto sopra, l’art. 54 bis stabilisce che le segnalazioni di illeciti possono essere inviate anche all’amministrazione di appartenenza, nella figura del Responsabile della prevenzione della corruzione e trasparenza. Al fine di valutare la reale applicazione dell’istituto del whistleblowing, l’ANAC effettua un monitoraggio sulle segnalazioni inviate ad un campione di 40 pubbliche amministrazioni e società partecipate.

A titolo di esempio, si menziona il caso dell’Agenzia delle Entrate, con 35 segnalazioni ricevute (di cui 30 anonime) di diversa tipologia: falsa attestazione di presenza in ufficio (mancate timbrature, ritardi non sanzionati), assenze per malattie fittizie, abuso d’ufficio, ecc.

 L’impegno profuso da ANAC nella difesa del whistleblower è stato riconosciuto dalla Commissione europea. Nel pacchetto di Raccomandazioni per il Consiglio della Ue presentato durante il “semestre europeo”, la Commissione ha affermato che “recentemente l’Italia ha compiuto progressi nel miglioramento dell’impianto anticorruzione, anche attraverso una migliore protezione dei whistleblower e un ruolo più forte dell’ANAC nella sua attuazione”.