La Commissione Europea, confermando le indiscrezioni già diffuse pochi giorni fa da alcune testate giornalistiche statunitensi, ha comunicato l’esito del procedimento di indagine avviato nel novembre 2010 nei confronti del colosso della ricerca online: Alphabet Inc., la holding cui fa capo Google, ha ricevuto un’ammenda di 2.424.495.000 euro, per presunto abuso di posizione dominante.
Il prodotto di punta di Google è il suo motore di ricerca, offerto agli utenti in cambio dei loro dati personali, particolarmente utili per la progettazione di strategie di marketing mirate, veicolate attraverso le inserzioni pubblicitarie proposte da Google a corredo dei risultati di ricerca.
Secondo i dati pubblicati dalla Commissione Europea, circa il 90% delle entrate di Google proviene dalle inserzioni pubblicitarie, incentivando la società californiana a investire nel mercato degli acquisti comparativi, con il servizio “Google Shopping”.
Per essere competitivi, i servizi di acquisti comparativi si basano principalmente sul traffico di dati, in base al principio del “network effect”: più le pagine web sono “cliccate”, più gli utili aumentano.
I risultati delle indagini condotte dalla Commissione confermano con certezza che Google occupa una posizione dominante sul mercato dei servizi di ricerca generale su internet, che avrebbe sfruttato per consolidare il proprio servizio di acquisti comparativi sui mercati europei: in questo sta, precisamente, l’infrazione alle regole della concorrenza oggetto di addebito. Google avrebbe sistematicamente attribuito una posizione preminente al proprio servizio di acquisti comparativi, dando priorità ai risultati proposti da Google Shopping, posizionati in cima ai risultati della ricerca.
Viceversa, i servizi concorrenti di acquisti comparativi sarebbero sistematicamente retrocessi nelle pagine dei risultati della ricerca mostrati da Google, facendo leva su algoritmi di ricerca generica ai quali, però, si sottrae il servizio Google Shopping.
Le pratiche anticoncorrenziali messe in atto da Google, oltre ad aver soffocato la concorrenza, avrebbero privato i consumatori europei di un’effettiva possibilità di scelta, frenando le spinte competitive e gli investimenti in ricerca e sviluppo da parte degli altri attori del mercato.
La sanzione appena appena irrogata dalla Commissione europea, peraltro, potrebbe essere la prima delle tre misure patrimoniali scaturenti dalle indagini intraprese sulla gestione anticoncorrenziale dei servizi di ricerca specializzata di Google. L’abuso di posizione dominante, in particolare, potrebbe essere contestata in altri due casi, tuttora oggetto di indagine:
1) Google avrebbe elargito “significativi incentivi finanziari” ad alcuni dei principali produttori di smartphone e agli operatori mobili, a condizione che accettassero di sottoscrivere un ’“Anti-fragmentation Agreement”, che esige la preinstallazione dell’App Google Search e del browser Chrome come servizi di default, compatibili, a loro volta, con il market virtuale Google Play. Android, infatti, è un sistema operativo open source, potenzialmente duplicabile dai produttori di sistemi hardware lo supportano: la strategia di Google, quindi, avrebbe il fine di proteggere e rafforzare la propria posizione dominante anche nel mercato dei servizi e delle applicazioni per dispositivi mobili, ostacolando, ancora una volta, la libertà di scelta e l’innovazione tecnologica;
2) la seconda indagine pendente nei confronti di Google si concentra sul servizio AdSense: la violazione del principio della parità di trattamento, in questo caso, deriverebbe dagli ostacoli posti da Google alla possibilità dei providers terzi di procacciarsi pubblicità collegate alle ricerche dai suoi concorrenti.