“Gratis e per sempre”: Facebook sotto accusa, interviene l’Antitrust

Solo pochi giorni fa il Garante privacy italiano richiamava l’attenzione sull’utilizzo di Tik Tok, (l’app che consente di creare e condividere audio, video e immagini, usata da milioni di utenti, in gran parte minori), richiedendo l’avvio di un’indagine europea per accertare i rischi derivanti per  i dati personali degli utenti.

Troppo spesso infatti non si è consapevoli dei rischi derivati dall’utilizzo di determinate applicazioni, soprattutto quando si tratta di prodotti “gratuiti” (e magari rivolti in particolare ai minori).

 

Il nuovo caso di Facebook

È nuovamente Facebook ad essere sotto i riflettori: qualche giorno fa l’Autorità Antitrust ha avviato un procedimento di inottemperanza nei confronti del colosso del web che non ha attuato quanto prescritto il 29 novembre 2018, a seguito dell’accertamento di una scorretta pratica commerciale ossia di omessa adeguata informativa ai consumatori, in sede di registrazione al social, della raccolta e dell’utilizzo a fini commerciali dei dati da essi forniti e, più in generale, delle finalità remunerative sottese al servizio, viceversa enfatizzandone la gratuità, inducendo di conseguenza gli utenti ad assumere una decisione di natura commerciale che, altrimenti, non avrebbero preso.

Il procedimento riguardava due distinte pratiche, poste in essere da FB:

  • La prima riguarda la fase di registrazione dell’utente nella Piattaforma (da sito web e app), dove risultava un’informativa priva di immediatezza, chiarezza e completezza, in riferimento alle attività di raccolta e utilizzo, a fini commerciali, dei dati degli utenti.
  • La seconda riguarda la trasmissione dei dati degli utenti a siti web/app di terzi e viceversa, senza la preventiva richiesta di consenso espresso, per l’uso degli stessi a fini di profilazione e commerciali.

 

La decisione dell’Antitrust

Siamo sicuri che Facebook sia realmente “gratis e per sempre”?

Nel provvedimento del 2018 l’Autorità invitava Facebook ad eliminare il claim “è gratis e lo sarà per sempre”: l’utente che accedeva alla homepage per registrarsi (da web e app), a fronte dell’espressa gratuità del servizio offerto, non trovava altrettanto evidente e chiaro il richiamo sulla raccolta e uso a fini commerciali dei propri dati da parte dell’azienda.

La decisione dell’Antitrust si fonda infatti sull’assunto che il patrimonio informativo di Facebook è costituito dai dati degli utenti e che, in ragione dell’uso “commerciale” degli stessi per finalità di profilazione e marketing gli stessi dati assumono un valore economico idoneo a configurare l’esistenza di un rapporto di consumo, anche in assenza di corrispettivo monetario.

…..e l’atteggiamento di Facebook

Facebook ha sì provveduto alla rimozione del claim nell’agosto del 2019, tuttavia l’Antitrust ha ritenuto necessario intervenire a fronte della carenza di informazioni ancora persistente. L’Autorità aveva infatti disposto che la società pubblicasse una dichiarazione di rettifica sulla homepage della versione web italiana e sull’app, nonché sulla pagina personale di ciascun utente italiano registrato.

Stando ai fatti, Facebook non ha pubblicato la dichiarazione rettificativa. Il procedimento di inottemperanza avviato potrà condurre all’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 5 milioni di euro di euro.

È importante comprendere come la presunta gratuità di alcuni servizi, si basi in realtà su un compenso elevato, inconsapevolmente corrisposto attraverso lo sfruttamento dei nostri dati.

[Immagine di copertina: Photo by Tobias Dziuba from Pexels]