Il fact-checking per contrastare la diffusione di fake news: il progetto Facta

È sempre più facile imbattersi nelle fake news. Notizie ingannevoli, create per disinformare e rendere virali contenuti falsi attraverso la rete. L’emergenza sanitaria ha offerto terreno fertile, ad esempio, per la proliferazione di raccolte fondi legate a organizzazioni poco trasparenti, che hanno fatto leva sul senso di “comunità”.

Così come per le truffe è possibile prevenire il “rischio”, grazie a delle regole di tracciabilità e trasparenza, così anche per le fake news sarebbe utile potersi affidare a un meccanismo di riconoscimento per evitare le “trappole”.

In realtà un modo esiste già.

 

Il progetto Facta: il sistema di verifica sviluppato da WhatsApp

Negli ultimi tempi si è sentito parlare del progetto Facta, un servizio che permetterà agli utenti WhatsApp di verificare l’autenticità delle notizie inoltrate dai propri contatti. Come si legge dal portale del progetto: Facta si impegna nel contrasto alla diffusione di notizie false che circolano sui social network, sui siti di informazione non ufficiali, sui media tradizionali.

Nato dalla collaborazione tra Pagella Politica e WhatsApp (Facebook), il progetto è stato lanciato i primi di aprile e si basa sul lavoro di una redazione composta da giornalisti ed esperti, impegnati a ricostruire dettagliatamente ogni storia, per contribuire a ridurre la diffusione della disinformazione in Italia.

 

Come funziona il servizio?

Il fact-checker selezionato da Whatsapp (Facebook) è Pagella Politica, che opererà attraverso un profilo WhatsApp e un numero dedicato (+393456022504). Gli utenti possono semplicemente inviare i contenuti potenzialmente “sospetti”, dei quali si desidera verificare la veridicità. Una volta presa in carico la richiesta, segue il vero e proprio fact-checking da parte dell’organizzazione, che ne pubblicherà l’esito sul portale.

Lo scopo d’altronde è racchiuso nello slogan del progetto “scegli a chi non credere” che comporta la segnalazione di notizie false, decontestualizzate o imprecise, tra quelle che popolano i media o i social network, pensato per contrastare la circolazione di fake sul Covid-19.

 

Quali sono gli aspetti legati alla privacy? La lettera del Garante Privacy all’AGCOM

Nel comunicato stampa del 2 aprile, l’Agcom ha inserito il progetto Facta, all’interno del monitoraggio delle iniziative di auto-regolamentazione delle piattaforme on-line volte a contrastare la disinformazione sulle tematiche Covid-19.

Secondo Agcom, questo progetto pilota (presentato al Tavolo permanente “Piattaforme Digitali e Big Data”), compatibilmente con le prescrizioni del GDPR, potrebbe rappresentare una best practice poiché si basa su un meccanismo volontario e rispettoso delle garanzie di libertà di accesso alle informazioni e ai contenuti da parte degli utenti.

E la privacy? L’Autorità Garante della Privacy in una lettera inviata all’Agcom, condivide l’esigenza di contrastare la disinformazione e il diffondersi di fake news nel  Paese, esprimendo però le proprie considerazioni e dubbi dal punto di vista della protezione dei dati.  L’utilizzo del servizio implica anche un trattamento dei dati personali, dal momento che gli utenti utilizzano il proprio numero di cellulare per l’inoltro dei contenuti, e non solo: i messaggi potrebbero contenere informazioni identificative di soggetti terzi.

Inoltre, la possibilità che i risultati oggetto della verifica vengano pubblicati sul sito web della piattaforma, rendono ancora più delicata la situazione, soprattutto se accompagnati da elementi che in qualche modo rendono identificabili gli interessati.

Come afferma lo stesso Garante, l’esigenza di comprendere in modo più approfondito e dettagliato le condizioni del trattamento dei dati derivanti dal servizio, è emersa, in occasione di una interrogazione parlamentare della senatrice Isabella Rauti che ha richiesto al governo di fare chiarezza in merito a potenziali rischi relativi alla privacy, derivanti dall’uso del servizio.

 

Conclusione

Dall’intervento del Garante Privacy risulta evidente l’interesse della stessa Autorità nel contribuire a contrastare il diffondersi della disinformazione in Italia, che avviene soprattutto attraverso i canali social e internet, strumenti spesso utilizzati da una generazione poco abituata al fact-checking e dunque incline a cadere nella trappola delle fake news.

Ci auguriamo che questo progetto pilota vada a buon fine e che possa essere uno strumento sicuro per contrastare la disinformazione nel nostro Paese.