UNIONE EUROPEA E MERCATO UNICO DIGITALE: così si ripensa il diritto d’autore

L’Unione Europea sta provvedendo all’ammodernamento della vigente normativa in materia di diritto d’autore, a fronte dell’introduzione di nuove tipologie di fruizione, attori e modelli di business appartenenti al contesto digitale.

Il progresso tecnologico ha di fatto reso accessibili, principalmente via Internet, opere e contenuti protetti dal diritto d’autore, comportando specularmente un aumento della distribuzione transfrontaliera e un’accresciuta importanza dei servizi on line quale fonte di reddito.

In materia di copyright, il Comitato Europeo delle Regioni ha predisposto il proprio Progetto di Parere, discusso in questi giorni a Bruxelles da Carlo D’Attis, nominato relatore sulla materia (l’8 e il 9 febbraio 2017, in occasione della centoventunesima sessione plenaria del CdR)[1],

Il Progetto di Parere è stato elaborato sulla base della Comunicazione varata a settembre del 2016 dalla Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo e, non ultimo, al Comitato delle Regioni al fine di “promuovere un’economia europea equa, efficiente, e competitiva basata sul diritto d’autore nel mercato unico digitale”, tenuto conto altresì della Proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul Diritto d’autore nel mercato unico digitale.

Tra le raccomandazioni del Progetto, emerge il ruolo decisivo degli enti locali e regionali rispetto alla gestione dei servizi digitali in ambito di cooperazione transfrontaliera e interregionale e la necessità di garantire un aggiornamento della normativa sul diritto d’autore, volto a migliorare la posizione dei titolari stessi, rispetto alla “negoziazione relativa allo sfruttamento dei contenuti cui tali diritti si riferiscono (servizi on line)”.

Coerentemente rispetto al  primo obiettivo fissato dalla Commissione, ossia la promozione di un corretto ed equo funzionamento del mercato del diritto d’autore, il CdR ha inteso rimarcare nel Progetto l’importanza della redistribuzione del valore e del ripristino dell’equilibrio in favore degli aventi diritto, nell’ambito della filiera del copyright. Rispetto a quest’ultima la Commissione aveva anche rivalutato il ruolo dei fornitori di servizi, per i quali è stato  previsto l’obbligo di contrarre accordi di licenza, creando finalmente un precedente nella Direttiva. Altro punto saliente è la soluzione delle problematiche legate alla trasparenza, rispetto alle quali il CdR ha ritenuto essenziale rafforzare, in un emendamento, il concetto di “meccanismo di gestione collettiva”[2], all’interno delle dinamiche sociali influenzate dagli strumenti tecnologici.

Il Comitato non ha mancato neppure di supportare un settore strategico come l’editoria, richiamando l’attenzione sulla necessità di predisporre investimenti cospicui a garanzia di una maggiore indipendenza ed integrità e sottolineando altresì il ruolo degli  strumenti di diritto quale sostanziale premessa alla competizione sul mercato.

Il CdR, coerentemente con il secondo obiettivo individuato dalla Commissione, ha poi rivolto la propria attenzione all’ampliamento dell’accesso ai contenuti online da parte degli utenti in tutta l’UE, formulando una proposta di estensione temporale, a breve/medio termine, della trasportabilità dei contenuti non lesiva degli aventi diritto e dei fornitori di servizio. Il Comitato ha inoltre ritenuto opportuno sottolineare in una nota politica che proprio l’estensione del catalogo audiovisivo, porterebbe opere dotate di valore in senso culturale (ma non di altrettanto valore in senso economico), ad essere distribuire attraverso nuove modalità, quali le piattaforme digitali, consentendo agli utenti di ampliare le proprie scelte, con un’attenzione particolare alle differenze di livello territoriale e culturale.

Il CdR ha rivolto il proprio interesse altresì nei confronti delle istituzioni incaricate di gestire e divulgare le opere fuori commercio, le quali rientrano parimenti tra i destinatati del secondo obiettivo individuato dalla Commissione. L’introduzione a livello regionale e locale, delle licenze collettive per le opere fuori commercio garantirà alle società di gestione di avere certezza che tutto il repertorio da loro amministrato, soprattutto quello fuori commercio, possa essere sfruttato e nel contempo assicurerà agli operatori del settore la certezza giuridica rispetto allo sfruttamento di queste opere.

Il CdR, per il terzo ed ultimo obiettivo stabilito dalla Commissione, in materia di eccezioni[3] per l’uso di opere protette dal diritto d’autore nel settore dell’istruzione e della ricerca, ha accolto il margine di libertà di applicazione concessa agli Stati membri, in grado di rispondere meglio alle identità politiche e più ancora ai contesti di origine di particolari licenze.

Infine, il tema della conservazione digitale da parte delle istituzioni che gestiscono il patrimonio culturale. Il CdR ha convenuto con la Commissione che quest’ultima opzione “destinata ad opere soggette ad obsolescenza tecnologica o al contenimento del degrado dei supporti originali”, faciliti il processo di preservazione del patrimonio culturale degli Stati membri. L’auspicio è quello di incentivare partenariati con enti che gestiscono il patrimonio culturale e con istituti di ricerca.

Alla luce di quanto si è detto finora, si può ritenere il Progetto di Parere elaborato dal Comitato possa concretamente comportare un miglioramento del quadro giuridico di riferimento, modernizzando le tematiche del diritto d’autore e, più in generale, della proprietà intellettuale.            Gli autori, così come gli esecutori e l’industria culturale tutta potranno muoversi in uno spazio “protetto”, dove sarà garantita tanto la difesa degli interessi degli aventi diritto quanto la salvaguardia di quelli di un pubblico sempre più allargato e più libero di scegliere, composto da cittadini europei partecipi di un processo di innovazione tecnologica, corroborato in senso economico con ricadute positive sulla capacità di competere sul mercato globale.

 


[1]Si segnala in proposito il convegno tenutosi il 27 dicembre 2016 a Brindisi, presso il palazzo Granafei Nervegna sul tema “Diritto d’autore nel Mercato Unico Digitale”, patrocinato dal Comune di Brindisi e riconosciuto dalla FIAF (Federazione italiana Associazioni Fotografiche), con il supporto del Teatro Pubblico Pugliese, della ADOC (Associazione Difesa Orientamento Consumatori) di Brindisi e della Media Partnership di FPMAg di Sandro Iovine. Hanno presentato il loro intervento in veste di relatori: Mauro D’Attis, (Membro del Comitato Europeo delle Regioni),Carmelo Grassi, (Direttore del Teatro Pubblico Pugliese), Dario Morelli, (Esperto di Copyright) e Teodoro Iaia, (Moderatore del Convegno, Presidente dell’Associazione InPhoto di Brindisi).

[2]Emendamento al Considerando 24: “Ai fini dei suddetti meccanismi di concessione delle licenze, e a beneficio degli aventi diritto coinvolti, è essenziale istituire un sistema di gestione collettiva rigoroso ed efficace le cui fondamenta siano, in particolare, norme di buona governance, trasparenza e comunicazione, nonché la distribuzione e il pagamento degli importi dovuti ai singoli titolari dei diritti in modo regolare, diligente e accurato, facendo uso degli avanzamenti tecnologici disponibili a tali fini, come stabilito dalla direttiva 2014/26/UE. Tutti i titolari di diritti dovrebbero potersi esimere dall’applicazione di tali meccanismi alle loro opere o altro materiale nel quadro di ulteriori misure di salvaguardia appositamente previste. Le condizioni connesse a tali meccanismi non dovrebbero pregiudicarne la rilevanza pratica per gli istituti di tutela del patrimonio culturale.”

[3]Le eccezioni implicano la concessione d’uso di opere protette dal diritto d’autore senza l’autorizzazione dei titolari dei diritti in base a fini e a condizioni specifici nell’ambito dell’istruzione, della ricerca e della tutela del patrimonio culturale