Stalking pure su Facebook

ItaliaOggi
Numero 212  pag. 20 del 7/9/2010

Nel mirino della Corte di cassazione minacce e molestia nei social network
Punibile la persecuzione con messaggi e video
 

Facebook entra nel mirino degli inquirenti. È infatti punibile per stalking la persecuzione attuata con video e massaggi inviati sui social network. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 32404 del 30 agosto 2010, ha confermato la custodia cautelare per atti persecutori pronunciata dal Tribunale di Potenza nei confronti di un uomo che aveva inviato una serie di filmati a luce rosse e fotografie alla ex. Dopo aver avuto una relazione sentimentale con lei l’imputato aveva iniziato a mandarle foto e video che li ritraevano durante i rapporti sessuali. Uno di questi era stato inviato anche al nuovo compagno di lei.

Dopo la denuncia era finito in carcere. Poi il Tribunale lo aveva messo agli arresti domiciliari. Contro questa decisione lui ha presentato ricorso in Cassazione ma senza successo. La sesta sezione penale, con una sentenza destinata alla «massimazione» ufficiale, lo ha infatti dichiarato inammissibile precisando che la persecuzione attraverso l’invio di video e messaggi tramite facebook è idonea a configurare il reato di stalking.

In particolare gli Ermellini hanno motivato che sussistevano i gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato del reato previsto dal nuovo articolo 612 bis del codice penale. Ciò perché, aveva motivato anche il giudice di merito, «i comportamenti persecutori erano iniziati proprio dopo la fine della relazione tra il ricorrente e la donna perseguitata, fine che questo non aveva voluto accettare». Le investigazioni, si legge nel passaggio successivo della motivazione, «hanno dato conto di continui episodi di molestie, concretatisi in telefonate, invii di sms e di messaggi di posta elettronica, nonché di messaggi tramite internet (facebook), anche nell’ufficio dove la donna prestava il suo lavoro. Sono state poste a base del provvedimento anche le dichiarazioni della signora (motivatamente ritenuta attendibile anche per i riscontri documentali delle sue dichiarazioni), che aveva presentato varie denunce, nonché le sommarie informazioni di diverse persone informate sui fatti. La condotta persecutoria e ossessionante dell’indagato, sempre più pressante, era anche caratterizzata dall’avere trasmesso al nuovo compagno, tramite facebook, un filmato che ritraeva un rapporto sessuale tra lui e la donna, nonché dall’averla avvicinata, che si trovava con un collega di lavoro, con atteggiamento aggressivo, manifestando l’intenzione di picchiare l’uomo». Un atteggiamento, hanno spiegato i giudici, che aveva provocato nella donna «un grave stato di ansia e di vergogna» che la costringeva a dimettersi. Ma non solo. In un altro episodio, a ottobre del 2009, «l’indagato aveva indirizzato al nuovo fidanzato una lettera fortemente ingiuriosa e minacciosa alla quale aveva allegato fotografie che riproducevano un rapporto sessuale con la vittima». Tutti questi comportamenti, minacciosi e molesti, concretavano, ad avviso del Tribunale, «il reato contestato anche sotto il profilo del requisito della genesi di uno stato d’animo di profondo disagio e paura nella vittima in conseguenza delle vessazioni patite».

È già da qualche tempo che la Cassazione ha inaugurato la linea dura contro lo stalking. Con la sentenza n. 27774 di luglio i giudici hanno affermato che «integrano il reato di stalking le continue telefonate da parte di persona che ha già posto in essere atti aggressivi, essendo del tutto irrilevante la circostanza che solo alcune delle telefonate effettuate siano stata seguite da effettiva comunicazione, provando esattamente il contrario, essendo un comportamento tipico di una persona sottoposta a tali tipi di persecuzioni rifiutare la risposta o spegnere il cellulare per evitare ulteriori momenti di ansia e paura».

 

 

Redazione13 Gennaio 2016