Riconoscimento facciale: un rischio per l’identità dei viaggiatori?

Gli attacchi hacker continuano.

Questa volta ad essere stata presa di mira dai pirati informatici è un’azienda in appalto della US Customs and Border Protection (Cbp), la principale agenzia Usa per la sicurezza delle frontiere, preposta al controllo doganale presso i varchi di confine nazionale, cui sono state sottratte le immagini delle targhe e le foto delle persone che hanno viaggiato attraverso il Paese.

Perceptics, la società federale sottoposta ad attacco, aveva archiviato i dati raccolti dalla Cbp, ovvero le informazioni personali dei viaggiatori,comprese le foto, i passaporti, le impronte digitali, non rispettando le norme di sicurezza e privacy dettate dalla stessa Agenzia. A seguito dell’attacco, la rete del subappaltatore ha subito la violazione dei dati di 100.000 passeggeri.

Quanto accaduto (comunicato dal Washington Post il 10 giugno) ha suscitato subito forti preoccupazioni: la Cbp oltre a fare ampio uso di telecamere e videoregistrazioni sia negli aeroporti che nelle barriere di frontiera terrestre, aveva infatti anche iniziato a utilizzare il riconoscimento faccialeper identificare i viaggiatori e per contrastare in particolare gli ingressi clandestini nel Paese.

Negli Usa l’uso del riconoscimento facciale da parte delle agenzie governative sta sollevando non poche perplessità. È sempre bene ricordare che dovremmo essere in primis noi stessi ad avere il controllo dei nostri dati: per questa ragione un gruppo di attivisti della privacy ha creato un nuovo portale in grado di mostrare agli utenti quali compagnie aeree utilizzano il riconoscimento facciale per verificare l’identità dei passeggeri prima dell’imbarco in aeroporto.

Il progetto, nato a difesa e tutela dei diritti dei viaggiatori, aiuta i clienti a prenotare voli direttamente con compagnie aeree che non utilizzano questo tipo di tecnologie invasive.