Quando le identità digitali diventano beni aziendali. Riflessioni su nuovi futuri distopici

Nell’era dell’economia digitale e dell’Intelligenza artificiale, non sono più solo i nostri dati a essere scambiati ed elaborati, ma intere identità, con i loro tratti comportamentali, biometrici e comunicativi. Il recente caso che ha coinvolto il famoso content creator Khaby Lame in merito alla decisione di autorizzare la creazione di un suo “gemello digitale” come parte integrante di una maxi-operazione societaria, segna un punto di svolta epocale nel panorama digitale attuale: l’identità personale entra a pieno titolo tra i beni aziendali del futuro. Una prospettiva che apre scenari avanguardistici ma anche profondamente inquietanti, e che impone una riflessione urgente su diritti, limiti e responsabilità in un mondo sempre più onlife.

Ne ha parlato l’Avv. Andrea Lisi nel suo nuovo intervento sul suo Blog ospitato presso Il Fatto Quotidiano, spiegando l’importanza dei professionisti e delle scelte strategiche che dovranno essere effettuate nei prossimi anni per impedire scenari distopici.

Il caso dell’avatar di Khaby Lame

La riflessione prende spunto da un recente caso di attualità che ha coinvolto il content creator Khaby Lame, il quale ha ceduto le quote della propria società autorizzando l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per la creazione di un suo “gemello digitale”. Con questo passaggio, l’influencer ha accettato il trasferimento dei propri dati identitari (inclusi quelli comportamentali e biometrici) finalizzati alla realizzazione di un avatar capace di operare senza interruzioni per attività di comunicazione e marketing su una grande piattaforma di streaming ed e-commerce. Un episodio che sembra andare oltre qualsiasi scenario distopico finora immaginato dalla fantascienza e che pone interrogativi cruciali non solo in materia di protezione dei dati personali, ma anche di diritto d’autore e, più in generale, sulla possibilità che le nostre identità diventino veri e propri asset aziendali trasferibili.
Cosa aspettarsi, dunque, nel prossimo futuro? Nulla di necessariamente allarmante, a condizione che il presidio di questi fenomeni sia affidato a figure professionali in grado di integrare competenze giuridiche, etiche e tecnologiche.

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