Odio online e giustizia fai-da-te. Come difendersi oggi nell’era del Far Web

Alcuni episodi di attualità che si sono susseguiti in queste settimane – dalla dittatura di Maduro, al “caso Signorini” fino al più noto “scandalo” che ha coinvolto il Garante privacy – seppur profondamente diversi tra loro per natura, contesto e gravità, hanno acceso i riflettori su elementi comuni sempre più ricorrenti: le gogne mediatiche e la rabbia online. Fenomeni esplosi negli ultimi anni e ulteriormente amplificati nell’era social, che finiscono per mettere in discussione i presupposti stessi della democrazia, il rispetto dei principi fondamentali, la tutela dei diritti e la centralità di un giudizio fondato su regole, garanzie e processi equi.

Sono tempi strani e complessi per gli addetti ai lavori, come sottolinea l’Avv. Andrea Lisi nella sua Newsletter di Linkedin, “Appunti di ICT Law”, ma la speranza non è solo accendere un faro su un tema scomodo e delicato, ma anche provare a smuovere le coscienze e offrire qualche strumento per orientarsi tra le insidie del Far Web, dove la legge del più forte (o del più seguito) rischia di sostituirsi allo Stato di diritto.

Come evitare le “giustizie private” online

“Report e Corona sono ovviamente lontanissimi nel loro modus operandi e senz’altro il giornalismo di inchiesta (quello serio) va sempre rispettato. E Maduro è senz’altro un dittatore, c’era un mandato d’arresto USA che pendeva su di lui (mentre per Putin e Netanyau effettivamente ce ne sarebbe uno internazionale della CPI…). C’è, però, un ragionamento di fondo che accomuna questi differenti episodi: sono stati tutti amplificati dalla rabbia social, dove il pettegolezzo è ormai negli ingranaggi del pervasivo controllo degli algoritmi (insieme alle nostre identità). Qui tutto è manipolato e manipolabile. E qui, in questi ingranaggi caratterizzati da una pericolosa liquidità digitale, di fatto, stiamo legittimando la legge del più forte. Di chi ha più armi o ha più like (con il suo esercito di follower). Nel Far West si giustiziava per emozione, in preda all’ira o alla sensazione. Il diritto moderno, basato su ordinamenti democratici, servirebbe invece a placare la cieca rabbia, al fine di tutelare diritti e libertà fondamentali di tutte e tutti noi, che sono stati calpestati per secoli e che ci siamo conquistati negli ultimi decenni. Li stiamo sbriciolando sotto l’impeto del rancore, inseguendo giustizie personali, certezze acquisite leggendo tre righe su chatgpt e i racconti di un minuto di video su TikTok […]. Davvero siamo pronti a scagliarci contro qualcuno con odioso pregiudizio? Davvero vogliamo meritarci l’abisso di una giustizia fai da te? È pericolosissimo quanto mi/ci accade intorno. E provo da giurista sgomento. Quindi, va benissimo, sia chiaro, il giornalismo d’inchiesta, ma per stimolare giudizi che devono essere e rimanere rigorosi. Va benissimo informarsi, leggere, approfondire, criticare con coraggio, riflettendo, articolando indagini per stimolare dibattiti e fare avviare inchieste. Ma poi ci deve essere la fase di un giudizio affidato a una parte terza fidata. E se ne attende l’esito e quindi l’applicazione di una sentenza (che si rispetta). Altrimenti salta tutto.”

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