Levi’s: l’importanza di archiviare la storia di un’azienda

Tracey Panek è un’archivista, ma non una qualsiasi, è l’archivista di Levi Strauss & Co, azienda che ha fatto la storia della moda e del costume. Tracey è la depositaria dell’archivio, delle storie, dei materiali, ma anche delle innovazioni che hanno reso Levi’s un’icona pop.

Per un brand che ha segnato culturalmente almeno due secoli di storia, il ruolo dell’archivista interno è diventato fondamentale per raccontare un marchio e continuare ad alimentare l’immaginario a esso legato.
Il suo compito è quello di archiviare le ricerche e le campagne di comunicazione a supporto della vendita, ma anche i “reperti storici” ossia i materiali utilizzati e i modelli immessi sul mercato (tra cui un paio di jeans risalenti al 1890). Il tutto con moltissima cura e rigore.

Uno degli aspetti più affascinanti dell’incarico di Tracey Panek è proprio la cura e l’attenzione rivolta al jeans che, riflettendoci, costituisce il nucleo attorno al quale ruota l’intera struttura aziendale. Tuttavia archiviare un tessuto è un lavoro tutt’altro che privo di criticità, specie alla luce dell’interpretazione che occorre dare, in questo caso, allo stesso elemento materico, da intendere come documento e non solo come mero supporto. Per comprendere a fondo tale distinzione – affatto scontata – è possibile richiamare un esempio di inestimabile valore conservato presso l’Archivio Segreto Vaticano: il caso di una lettera risalente al 1651, scritta dall’imperatrice cinese Elena e indirizzata a Innocenzo X[1]. Redatta su un prezioso drappo di seta pura, avvolta e inserita in una custodia cilindrica di bambù, giunse presso la corte papale ben quattro anni dopo, nel 1655, quando ormai sia la mittente che il destinatario erano entrambi deceduti. Questo caso, di struggente bellezza, è utile per comprendere appieno la distinzione tra tessuto/supporto e tessuto/documento: l’archivio storico di Levi Strauss & Co non è certamente l’unico a contenere questo tipo di materiali e ad aver imparato a gestirne correttamente la conservazione, ma ciò che fa la differenza, nel caso di specie, è che la “fonte primaria” di informazione non è “scritta sul” jeans, ma è in un certo senso “racchiusa” nell’intreccio di trama e ordito.

Il lavoro di archiviazione dunque si spinge ben oltre la semplice manutenzione del tessuto: come per tutti i documenti (anche quelli informatici), è necessario che si sviluppi nell’ambito di un complesso ciclo di gestione, all’interno di un archivio (che deve essere digitale e “a norma”), basato su sistemi opportunamente integrati.

Nel caso specifico del jeans, tuttavia la “formazione” del documento avviene in… sartoria! Il ciclo di gestione si potrebbe in tal caso definire come “ibrido”, in grado cioè di prevedere una parte fisica, volta al corretto trattamento del tessuto e una parte logica, finalizzata alla corretta metadazione del materiale, al fine di formalizzare e rendere esplicito il corredo informativo che sarà oggetto delle cure e delle attenzioni più spiccatamente archivistiche di Tracey. In riferimento a quest’ultimo aspetto, è possibile richiamare le stesse indicazioni fornite dal modello OAIS (Open Archival Information System)[2], ossia l’architettura di riferimento per i centri di conservazione digitale. Lo standard offre la definizione di un modello informativo per il trattamento dei dati ai fini della conservazione di lungo periodo[3], compatibile con risorse primarie sia di tipo fisico[4], che digitale. All’interno di tale struttura il contenuto (data object) è sempre associato a un corredo informavo (representation information), necessario per consentirne l’interpretazione e la rappresentazione nel tempo.

Si può immaginare come la complessità delle azioni volte al trattamento del jeans culminino quindi nell’estrapolazione delle informazioni racchiuse nella trama, la cui corretta gestione, ma soprattutto un’appropriata conservazione , rappresentano a tutti gli effetti delle operazioni necessarie e utili a una pluralità di processi aziendali, interni ed esterni, rispetto ai quali il patrimonio informativo assume un ruolo strategico, identificandosi realmente con il core dell’impresa. Nel caso della multinazionale che ha fondato l’impero del jeans, le azioni di conservazione destinate al materiale si dovrebbero spingere ben oltre la semplice salvaguardia dell’elemento materico, il quale entra a pieno titolo a far parte della memoria storica solo se opportunamente gestito sotto la responsabilità di una figura altamente specializzata – qual è Tracey Panek – in grado di garantire la piena funzionalità del sistema rispetto a qualsiasi tipologia documentale. Per questo, da quando nel giugno 2014 è entrata in azienda, Tracey mette le sue competenze professionali a disposizione di manager, responsabili marketing e designer.
La corretta archiviazione del patrimonio informativo, anche di quello meno “comune” così come la corretta collocazione del ruolo dell’archivista nel contesto aziendale, si rivelano funzionali per la costruzione non solo della storia, ma anche del futuro di un marchio e, più in generale, della storia (quella con la “s” maiuscola) del costume e della moda a livello internazionale.

 


[1] ASV, A.A. Arm. I-XVIII 1790.

[2] Standard ISO 14721:2003.

[3] Per OAIS il lungo termine coincide con il «complesso di attività necessarie a mantenere a lungo termine le risorse digitali, in modo da essere autonomamente intellegibili alla comunità di riferimento e sufficientemente verificabili rispetto alla loro autenticità». M. Guercio, Conservare il digitale, Bari, Editori Laterza, 2013, p. 62.

[4] Nel modello si fornisce l’esempio della conservazione di un frammento di roccia lunare (Ccsds, Reference Model for an Open Archival Information System OAIS, recommended practice- Magenta book, 2012, par.4.2.1.2). Si ricorda infatti che lo standard è stato elaborato su iniziativa del Ccsds (Consultative committee for space data system), il comitato scientifico aerospaziale, preoccupato inizialmente dalla perdita delle informazioni relative alle missioni, e spinto dall’obiettivo di individuare una struttura concettuale di riferimento per la conservazione permanente delle risorse informative. La ricerca è stata successivamente estesa a tutte le comunità di ricerca di settore.