La firma elettronica semplice è sufficiente per i contratti bancari?

Con ordinanza n. 9413 del 9 aprile 2021, la Corte di Cassazione si è pronunciata a favore dell’idoneità del documento informatico sottoscritto con firma elettronica semplice a integrare il requisito della forma scritta. Una decisione che sembra smentire clamorosamente il dettato normativo del Codice dell’amministrazione digitale (CAD). Si, ma solo in parte.

I fatti

I ricorrenti avevano sottoscritto un contratto di intermediazione finanziaria mediante accesso alla propria area riservata del sito web della banca e cliccando sul relativo pulsante di accettazione (sottoscrizione mediante point and click).

Il giudice di primo grado aveva dichiarato la nullità parziale del contratto per difetto di forma scritta, dal momento che la sottoscrizione del contratto di intermediazione necessitava di una firma elettronica digitale o qualificata.

Successivamente, la Corte di Appello di Bologna, accogliendo il gravame proposto dalla banca, ha riformato la decisione di primo grado, ritenendo che “secondo la normativa ratione temporis applicabile era sufficiente la sottoscrizione del documento informatico con firma elettronica semplice per integrare il requisito legale della forma scritta anche ad substantiam”.

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione, aderendo completamente alla decisione della Corte d’Appello di Bologna, ha respinto tutti i motivi di ricorso dei ricorrenti. Gli Ermellini, richiamando l’art. 10, c. 1, DPR n. 445/2000, applicabile ratione temporis, hanno confermato la validità della sottoscrizione del documento informatico mediante firma elettronica semplice, specificando che la firma elettronica avanzata (denominata in sentenza “pesante”) “si rende necessaria laddove si voglia conferire al contratto l’efficacia probatoria dell’art. 2702 c.c.”.

La Corte ha sostenuto fermamente l’obbligo previsto dal CAD di sottoscrivere gli atti di cui all’art. 1350 c.c., a pena di nullità, con firma elettronica digitale o qualificata, debba valere solo “nella specifica casistica del codice civile, non anche al di fuori di questo, come appunto ad es. nei contratti bancari o di investimento”.

Osservazioni conclusive

Se da un lato appare senz’altro coerente l’applicazione ratione temporis dell’art. 10, DPR 445/2000 al caso di specie, escludendo, quindi, l’invalidità del contratto di intermediazione finanziaria sottoscritto con firma elettronica semplice, non è invece condivisibile l’interpretazione fornita dalla Corte di Cassazione in merito alla disposizione del CAD che regola il regime di validità dei contratti di cui all’art. 1350 c.c., quando rivestono la forma del documento informatico.

L’art. 21, c. 2-bis, infatti, nel testo risultante dalla modifica operata dal d.lgs. 179/2016, recita: “Salvo il caso di sottoscrizione autenticata, le scritture private di cui all’articolo 1350, primo comma, numeri da 1 a 12, del codice civile, se fatte con documento informatico, sono sottoscritte, a pena di nullità, con firma elettronica qualificata o con firma digitale. Gli atti di cui all’articolo 1350, numero 13), del codice civile redatti su documento informatico o formati attraverso procedimenti informatici sono sottoscritti, a pena di nullità, con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale.”

Nessun dubbio, pertanto, che fra “gli altri atti specialmente indicati dalla legge” (art. 1350, n. 13, c.c.) rientrino a pieno titolo i contratti bancari, dal momento che il TUB, come confermato anche dal provvedimento della Banca d’Italia del 29 luglio 2009, ne prescrive la forma scritta a pena di nullità e che “il documento informatico soddisfa i requisiti della forma scritta nei casi previsti dalla legge”.

Ne consegue che, se redatti come documenti informatici, i contratti bancari dovranno essere sottoscritti almeno con firma elettronica avanzata.

Inoltre, i contratti diversi da quelli previsti esplicitamente dall’art. 1350 c.c. devono essere ricompresi fra quelli ai quali è applicabile l’art. 21, c. 2-bis, del CAD, confermato anche dall’art. 13 del Regolamento IVASS n. 8 del 3 marzo 2015, il quale dispone che “…la polizza può essere formata come documento informatico sottoscritto con firma elettronica avanzata, con firma elettronica qualificata o con firma digitale, nel rispetto delle disposizioni normative vigenti in materia”.

In conclusione, suscitano non poche perplessità le scarne e vaghe argomentazioni dei giudici della Suprema Corte che escludono dalla sfera di applicazione dell’art. 21, comma 2-bis, del CAD i contratti non esplicitamente indicati all’art. 1350 c.c. Il dubbio permane sull’iter interpretativo siffatto che appare essere effettuato sul testo non aggiornato dell’art. 21 del CAD.

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