La Corte Europea dei diritti dell’uomo si pronuncia sulla responsabilità dell’editore del web

di Stefano Frontini

Con la sentenza del 16 giugno 2015, la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che, in alcune circostanze, l’editore professionista di un portale web è responsabile per il contenuto dei commenti postati dagli utenti in risposta agli articoli pubblicati.
Questa sentenza, che segna la prima occasione in cui la Corte di Strasburgo si è espressa relativamente alla responsabilità oggettiva dell’editore di una rivista on line a causa dei commenti offensivi degli utenti del sito, ha stabilito che sanzioni pecuniarie di bassa entità comminate in capo alla società ricorrente (l’editore appunto) non sono in contrasto con l’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) che tutela la libertà d’espressione1 .
Un importante quotidiano online, di proprietà di una S.p.A. con sede in Estonia, aveva pubblicato un articolo che metteva in discussione la scelta di una compagnia di traghetti di variare le rotte di alcune tratte che portavano a delle isole vicine. In calce a questo articolo erano stati pubblicati numerosi commenti da parte dei lettori della rivista online, la maggior parte dei quali avevano tenore diffamatorio e a tratti minaccioso. In seguito alla richiesta dei legali del proprietario della compagnia dei traghetti, i commenti erano stati rimossi, ma solo dopo circa sei settimane dalla pubblicazione dell’articolo. 
Inoltre, a seguito di un giudizio nazionale scaturito dalla vicenda, la rivista online era stata condannata da un tribunale estone al pagamento della somma di circa 320 euro, come importo a titolo di ristoro per il pregiudizio subito dal proprietario della compagnia di traghetti.
L’editore aveva, quindi, presentato ricorso alla Corte di Strasburgo, lamentando che tale decisione fosse in contrasto con l’articolo 10 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo, riguardante la libertà d’espressione.
I Giudici di Strasburgo hanno però stabilito che non c’è contrasto con l’articolo 10 della CEDU e si sono concentrati in particolare su due aspetti: il senso dei commenti rilasciati dai lettori e la struttura e le finalità commerciali della società editrice, tra le più importanti e produttive del territorio estone, che può contare su un’organizzazione professionale nella gestione delle pubblicazioni. In secondo luogo, relativamente al contenuto dei commenti pubblicati, la Grande Camera ha ritenuto che non ci fossero dubbi sul loro tenore diffamatorio e minatorio.
I giudici di Strasburgo in definitiva hanno ritenuto che, considerata l’organizzazione indubbiamente professionale della società editrice, il tipo di commenti pubblicati dai lettori, l’intempestività dell’editore che si è attivato per rimuovere i commenti solo dopo sei settimane e, in ultimo, la modestia della sanzione pecuniaria inflitta rispetto al lucro conseguito dalla società ricorrente, non ci sia in questa condanna nessuna violazione dell’articolo 10 della CEDU. 
La Corte, tuttavia, si premura di delimitare la portata di questa decisione, perimetrandola al caso concreto e non estendendola ad altre situazioni. La responsabilità dell’editore, infatti, emerge proprio alla luce della sua natura commerciale, esercitata in maniera professionale e ampiamente remunerativa. Diverso sarebbe stato il caso in cui i commenti fossero apparsi su un blog privato di discussione, su un social network o su un sito gestito solo come hobby: a quel punto, infatti, un’eventuale sanzione sarebbe stata con buone possibilità in contrasto con il diritto d’espressione stabilito dall’articolo 10 della convenzione.
Questa sentenza in definitiva non stabilisce, come a prima vista potrebbe apparire, un nuovo orientamento giurisprudenziale sulla responsabilità incondizionata degli editori per il contenuto degli eventuali commenti postati in calce agli articoli, perché la CEDU si è limitata a valutare le specifiche condizioni del caso concreto. È utile infine rilevare che questa sentenza è stata la prima occasione in cui la Corte Europea di Strasburgo si sia occupata di tale materia e dal punto di vista della tutela della libertà d’espressione garantita dall’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
[1] Che nello specifico stabilisce:

1. Ogni persona
ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà
d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza
che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti
di frontiera. Il presente articolo non impedisce agli Stati di sottoporre a un
regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, cinematografiche o
televisive.

2.
L’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può
essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono
previste dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società
democratica, alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla
pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla
protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei
diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per
garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario.