In una recente intervista – rilasciata durante la puntata del programma Lex&Go, Il diritto alla portata di tutti – il Presidente dell’Autorità Garante per la Privacy, Antonello Soro ha affrontato i temi inerenti alla web reputation, al diritto all’oblio e alla salvaguardia dei dati personali in rete, resi particolarmente urgenti dal numero elevato e sempre crescente di italiani che ormai utilizzano Internet (si parla di 41,8 milioni di italiani in rete e 26 milioni di iscritti a facebook, solo per fare qualche numero).
La differenza tra la vita reale e la vita virtuale non sempre viene percepita con chiarezza dai cittadini, difatti il Presidente Soro sottolinea nell’intervista come la stessa vita in rete, in realtà, non sia altro che un pezzo della nostra vita reale e personale che noi stessi consegniamo alla dimensione digitale, tanto che il distacco e la distinzione tra le due dimensioni finisce con l’essere soltanto una convenzione.
A tal proposito, l’aspetto principale – nonché critico – che viene rimarcato dal Presidente consiste proprio nel fatto che mentre nel mondo fisico la nostra persona è tutelata da leggi e convenzioni, nel momento in cui si accede alla rete vengono meno quelle tutele nei confronti degli utenti, in quanto non è stata ancora disciplinata e regolamentata completamente l’organizzazione della società digitale.
L’esposizione della vita personale nello spazio virtuale, continua Soro, comporta delle conseguenze e dei rischi, tanto che il compito del Garante, oggi, è quello di tutelare maggiormente i dati personali digitalizzati: basti pensare – ad esempio – alla delicatezza del fascicolo sanitario elettronico, che raccoglie dati particolarmente sensibili riferiti alle condizioni di salute di un individuo.
In riferimento all’utilizzo della rete e, quindi, del senso civico nello spazio virtuale, il Presidente Soro rimarca come online ci sia molta più disinvoltura da parte dei cittadini, i quali ritengono erroneamente di trovarsi in un “gioco”, in uno spazio “franco” caratterizzato dall’anonimato. Questa convinzione, in realtà, è del tutto sbagliata e rischia di spingere alcuni utenti ad avere dei comportamenti che nella vita “reale” non manifesterebbero.
Inoltre, a proposito dei provvedimenti emanati dall’Authority nei vari ambiti di tutela della privacy digitale, Soro sostiene come sia necessario e fondamentale accertare che le misure di sicurezza disposte vengano poi effettivamente osservate e rispettate. A tal proposito, risulterebbe necessario l’impiego di ulteriori risorse umane specializzate su queste tematiche, poiché la struttura dell’Authority stessa è organizzata secondo una realtà pre-digitale, mentre emergono con vigore nuovi compiti che hanno bisogno di essere esplicati attraverso una struttura più grande e più innovativa.
Altro tema urgente affrontato nell’intervista è quello della web reputation: oggi la nostra immagine è sempre più esposta sulla rete e tutti possono concorrere con un articolo, un video, una foto o altro a definire e modificare la nostra reputazione. Si tratta, ovviamente, di un problema molto delicato e tuttora aperto, perché mentre nello spazio fisico la nostra persona, come già emerso, è maggiormente tutelata dalla legge e noi stessi riusciamo a proteggerci meglio, nella nuova dimensione organizzativa digitale vengono a mancare le armi giuste per difendersi.
In una ricerca condotta dall’Authority un anno fa sulla consapevolezza dei rischi in rete, è emerso infatti che i ragazzi italiani sono in media più preoccupati rispetto a quelli europei della loro privacy, ma fanno di meno per difenderla. Questa divaricazione tra la percezione del rischio e la sostanziale rinuncia a svolgere una funzione attiva fa emergere la necessità di una migliore educazione digitale di fondo. Lo stesso Garante ha proposto al Ministro dell’Istruzione di includere l’educazione digitale all’interno dell’insegnamento di educazione civica nelle scuole.
L’educazione digitale è fondamentale, ma è necessario avere un’idea chiara di come venga organizzata la rete stessa. Attraverso Internet, infatti, i nostri dati raggiungono destinazioni molto lontane da noi e vengono usati in modi di cui spesso siamo poco consapevoli. Basti pensare alla profilazione degli utenti per uso commerciale attraverso l’incrocio di dati, al fine di sviluppare una pubblicità mirata. Nello specifico esiste una sorveglianza da parte dei grandi provider che raccolgono le nostre informazioni, elaborano i dati e costruiscono i profili che vengono poi raccolti da agenzie di sicurezza o altro genere: di fronte a questo meccanismo il singolo cittadino – anche a causa della diffusa disinformazione – risulta essere indifeso. Il Garante ha già avviato nei confronti di Google un’iniziativa al fine di costringere i grandi provider a rispettare le leggi europee, in quanto attualmente ci si avvale esclusivamente di quelle statunitensi, mentre la giurisprudenza europea impone di rispettare e tutelare gli interessi dei cittadini; si sta inoltre lavorando a livello comunitario per creare discipline indirizzate a diffondere in rete comportamenti virtuosi, per educare il cittadino a mettere in rete solo quello che risulta indispensabile. È inoltre necessario ottenere dalle grandi aziende misure volte a offrire al navigatore maggiori garanzie, quali la richiesta di consenso per l’uso dei propri dati.