Il nuovo business dei dispositivi per proteggere la privacy

Facebook ha comprato Whatsapp e milioni di utenti si sono subito interrogati sul destino dei loro dati personali. Quest’evento, più di altri, ha scatenato un desiderio di anonimato. Per fuggire dalle grinfie di Zuckenberg, il giorno stesso della notizia dell’acquisizione, 5 milioni di utenti hanno scaritato l’app Telegram (ideata da un ventotenne russo) e abbandonato Whatsapp, per la sola garanzia di poter usufruire di un servizio che "promette" chat segrete e crittografate. Telegram non conserva i messaggi sul server e non acquisisce i dati in un database.
Il Datagate americano, le mire espansionistiche di Facebook e una maggiore sensibilità alla privacy, hanno generato una corsa alla produzione di dispositivi anti intercettazioni e capaci di tutelare le nostre informazioni personali.
Tra questi c’è Safeplug, un aggeggio da 49 dollari che si collega al proprio router e agisce come un proxy filtrando le informazioni. Sul mercato anche il primo smartphone anti-Nsa, si chiama Blackphone, costa 445 euro e nessuna delle conversazioni voce o dati viene registrata. Sulla stessa linea anche il software Disconnect che una volta installato sul proprio computer, blocca la pubblicità e elimina i cookies, permettendo la nazigazione online in perfetto anonimato.
Portando l’ansia da violazione privacy all’estremo sarà prossibile acquistare il Boeing Black, uno smartphone che si autodistrugge ideato dal colosso areospaziale Boing, degno di uno 007.
Una maggiore consapevolezza della necessità di protezione dei propri dati sta dando vita a un nuovo business, basato sulla crittografia di massa. Questo però comporterebbe grosse perdite per gli investimenti pubblicitari. I colossi del web sanno però che quello che sta accadendo è solo una reazione emotiva e che il mercato rimane aperto: cessione dei dati in cambio di servizi. Il prezzo è da stabilire. Forse finora è stato troppo basso.