Diritto alla disconnessione: il lavoratore può “staccare la spina”?

Always on. Essere sempre connessi: è una delle ripercussioni (negative) dovute alla diffusione e al costante uso di strumenti tecnologici nel mondo del lavoro, quali smartphone e tablet (spesso in dotazione aziendale).

La domanda è: in che misura il lavoratore è tenuto ad essere connesso anche al di fuori del normale orario d’ufficio e, dunque, tenuto a rispondere a messaggi, chat ed e-mail aziendali?

E’ una domanda più che mai attuale, specie al rientro dalla recente pausa Pasquale e all’indomani delle riflessioni condotte in occasione della celebrazione del 1 maggio, festa dei lavoratori: non è più possibile ignorare l’influenza esercitata dalla componente tecnologica in ambito lavorativo. Nonostante l’indiscussa facilitazione delle comunicazioni introdotta da tali strumenti, “staccare la spina” è oggi, per molti lavoratori, quasi impossibile, poiché e-mail e chat obbligano ad una reperibilità no-stop, che si prolunga anche al di fuori dall’orario di lavorativo, spesso concentrata nella sera e nei weekend.

Dunque se da un lato il senso di responsabilità e del dovere portano a rispondere e ad interagire, dall’altro c’è da considerare che la disponibilità incondizionata spesso conduce il lavoratore ad essere vittima inconsapevole di un’abitudine strutturata, pressante e stressante, in grado di procurare danni, piuttosto che benefici.

Alla luce di queste considerazioni, in Francia, la possibilità di “staccare la spina” è diventata realtà grazie all’introduzione di una legge (la Loi Travail detta “El Khomri” dell’8 agosto 2016 – “Loi n° 2016-1088) che prevede “il diritto a disconnettersi” e cioè il diritto a non rispondere ad e-mail, telefonate e messaggi al di fuori dall’orario lavorativo, se non urgenti. Secondo la legislazione francese infatti, le aziende con più di 50 dipendenti sono obbligate a negoziare con i lavoratori il diritto di non rispondere a e-mail e telefonate di lavoro durante il periodo di riposo.

Una svolta sicuramente benefica per il lavoratore, dato che la continua reperibilità, non si traduce automaticamente in indice di produttività.

A sostenerlo in ambito nazionale è l’Università degli Studi dell’Insubria che attraverso un provvedimento ha stabilito che “l’uso delle tecnologie deve essere calibrato e permettere al cervello di riposare. Staccare serve per avere una maggiore efficienza lavorativa, eliminando l’errata convinzione che la connessione no-stop sia indice di produttività” aggiungendo che “una connettività no-stop determina un abbassamento della qualità del lavoro, perché le persone sono costrette a reagire di continuo con ridotti tempi di riflessione e a limitare i propri spazi personali”.

Dal punto di vista normativo in Italia non esiste ancora nessuna novità in tal senso, anche se qualcosa sembra muoversi in ambito bancario e assicurativo: i sindacati infatti chiedono l’introduzione nel contratto nazionale del lavoro (CCNL) del diritto alla disconnessione: è necessario garantire la disconnessione dalla rete aziendale, in coerenza con l’orario di lavoro e i tempi di riposo giornaliero e settimanale, le ferie e la malattia.