Data gate: il Garante incontra la delegazione Facebook

Nella mattinata del 24 aprile, il Garante per la protezione dei dati personali, ha incontrato una delegazione di Facebook guidata dalla responsabile europea per la privacy Yvonne Cunnane, con l’obiettivo di approfondire l’istruttoria riguardante il caso Cambridge Analytica.

L’incontro ha dato i frutti sperati, anche grazie alla piena collaborazione dei portavoce di Facebook che hanno garantito piena collaborazione, assicurando di comunicare tutte le informazioni necessarie per chiarire la questione.

Il Garante in particolare ha richiesto dettagli riguardanti:

–       la ragione sociale ed il numero delle società che hanno avuto accesso ai dati degli utenti al fine di utilizzarli per operazioni di marketing politico;

–       le policy e le tecnologie usate per il riconoscimento facciale, recentemente implementato sulla piattaforma;

–       l’iter definito per l’adeguamento al GDPR;

–       le modalità utilizzate per profilare l’utenza, ponendo particolare accento sui dati sensibili;

–       le tipologie di controlli posti in essere sugli sviluppatori delle app collegate a Facebook.

Il parallelismo tra violazione della privacy, profilazione su larga scala e il così detto “data gate”, pare essere divenuto oramai un assioma consolidato. Una sorta di “esempio di scuola” di tutto quello che si deve evitare nel trattamento dei dati personali.

Data la massima rilevanza della questione, appare necessario un breve excursus di quanto avvenuto. Ricordiamo, infatti, che in questi mesi stiamo assistendo alla scrittura di una delle pagine più tristi nella storia della protezione dei dati personali, la piena conoscenza della questione è quindi imprescindibile per acquisire consapevolezza riguardo la massima importanza ricoperta dalla tutela della privacy.

Il data gate, è venuto alla luce grazie alle dichiarazioni di Cristopher Wylie, un ex dipendente dell’azienda Cambridge Analytica, creatrice dell’app. “thisisyourdigitallife”, una sorta di cavallo di Troia volto ad acquisire i dati personali degli utenti che la utilizzavano. L’applicativo in questione è stato presentato come semplice strumento a finalità accademiche. I download ottenuti per mezzo di Facebook sono stati circa 270mila, ma grazie alla capillarità dei collegamenti tra utenti, la profilazione ha coinvolto ben 87milioni di profili, colpendo non solo chi ha scaricato direttamente l’app, ma anche i contatti Facebook degli stessi, riuscendo altresì a generare un effetto domino che ha coinvolto anche 214mila cittadini Italiani. I dati raccolti sono stati utilizzati come base per delineare una campagna elettorale ad hoc per ogni categoria di utente, avvalendosi di tecniche di persuasione finemente delineate allo scopo di favorire la corsa alla presidenza di Donald Trump.

Ebbene, la rilevanza della questione è evidente, tanto da aver generato la reazione a catena delle varie Autorità nazionali, culminando nella formazione del Social Media Working Group costituito in seno al Gruppo “Articolo 29”.

L’incontro avvenuto tra il Garante nazionale e la delegazione di Facebook, era quindi cosa assolutamente necessaria, anche alla luce delle probabili sanzioni irrogabili nei confronti del colosso dei social network.

Il vortice di illiceità che ha coinvolto Facebook dovrebbe far riflettere non solo gli altri giganti della rete, ma anche chiunque, nello svolgimento della sua attività, utilizzi in maniera rilevante i dati personali. Puntare a un modello virtuoso, nel rispetto del Regolamento Europeo, dovrebbe essere visto come un interesse condiviso tra titolari del trattamento e interessati. In questo senso, il data gate fa scuola, basti pensare al crollo in borsa di Facebook conseguente alla perdita di fiducia degli utenti nei confronti del social network.

In sostanza, bisogna tenere bene a mente che la protezione degli interessati, in relazione al trattamento dei dati, è un diritto fondamentale dei cittadini europei[1]


[1] Regolamento Europeo 679/2016 considerando 1: “La protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati di carattere personale è un diritto fondamentale. L’articolo 8, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea («Carta») e l’articolo 16, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea («TFUE») stabiliscono che ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano”.