Cybersecurity: le PA nel mirino degli attacchi informatici

Secondo il primo Rapporto annuale sulla sicurezza informatica nella Pubblica Amministrazione, gli attacchi ai sistemi informativi delle strutture sanitarie sono aumentati, nel 2014, di ben il 200%, e i casi di “data breach” sono passati a 46.000 nel 2013, contro i 27.000 registrati nell’anno 2009.

È quello che rivela l’Italian Cyber Security Report 2014, curato dal Cis-Sapienza (Centro di Ricerca di Cyber Intelligence e Information Security) in collaborazione con AgID e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e i cui risultati sono stati presentati in questi giorni. 

Il Rapporto è stato realizzato con l’intento di sondare nelle PA il livello di consapevolezza della minaccia informatica e verificarne, così, le capacità di difesa.

I dati sono stati raccolti attraverso un questionario inviato insieme ad AGID alle diverse amministrazioni pubbliche – e su tre casi studio importanti: Corte dei Conti, Inps, Regione Friuli Venezia Giulia – al quale hanno riposto 213 Pubbliche Amministrazioni, tra cui tutte le Regioni, 42 pubbliche amministrazioni centrali e province, capoluoghi di provincia oltre ad Aziende Ospedaliere e Sanitarie Locali.

L’indagine, nello specifico, ha inteso prendere in esame tre livelli: la consapevolezza della sicurezza e protezione dati; il problema di competenze e responsabilità; la necessità di razionalizzazione delle infrastrutture e degli investimenti.

Partendo dalla disamina del primo livello, relativo alla consapevolezza della sicurezza, il Rapporto rileva che il 12% delle PA italiane dichiara di non subire attacchi durante tutto l’arco dell’anno; il 38% asserisce di subirne tra gli 11 e i 100, mentre il 21% rivela di subirne addirittura 10.000. 

I dati riportati, pertanto, manifestano la mancanza di una efficiente attuazione, da parte delle PA, delle pratiche di gestione e sicurezza dei dati personali, tra cui il Penetration Testing, il Piano sicurezza ICT, le verifiche periodiche organizzative e funzionali di sicurezza ICT, nonché un piano di risposta per eventuali attacchi. Difatti, è indispensabile che le pubbliche amministrazioni comprendano appieno il valore strategico ed economico dell’informazione da esse detenuta. 
Per quanto concerne il secondo livello di analisi, circa le competenze e le responsabilità emerge la necessità di aumentare il livello di sicurezza dei sistemi della PA avvalendosi soprattutto dell’ausilio di esperti in sicurezza, e di aumentare parimenti la quantità di competenze di carattere tecnico a tutti i livelli organizzativi, tanto a livello pubblico, quanto a livello privato.

Infine il terzo livello preso in esame dal Rapporto, relativo alla razionalizzazione degli investimenti, si focalizza sull’importanza di azioni pratiche volte al miglioramento e all’efficienza dei sistemi di difesa dagli attacchi cyber

Nello specifico è stata posta l’attenzione sulla necessità della razionalizzazione, nonché della riduzione drastica, dei centri d’Information Technology (IT), i quali risultano essere più di 5mila sparsi in tutta l’Italia, e non consentono una protezione dei dati adeguata alla percentuale di attacchi di cui il nostro Paese è bersaglio, mentre razionalizzare i centri IT significherebbe diminuire la superficie d’attacco e portare le amministrazioni ad aggregarsi su base geografica o di business in un unico data center o cloud, producendo anche un ridimensionamento delle spese. 
Risulta necessaria, a tale scopo, la necessità di proporre un cloud tutto italiano che possa incrementare l’interesse sia di piccole e medie imprese, sia degli investitori, con l’obiettivo di cogliere la cybersecurity come opportunità di sviluppo del nostro Paese.