Corte Europea dei diritti dell’uomo: i portali di notizie online non sono responsabili per i commenti offensivi degli utenti

di Enrica Maio

Nessuna responsabilità oggettiva dei portali di notizie online per l’inserimento di commenti volgari e offensivi da parte degli utenti sui loro siti web.
Si è espressa in questi termini la Quarta Sezione della Corte Europea dei diritti dell’uomo nella sua pronuncia dello scorso 2 febbraio relativa al caso Magyar Tartalomszolgáltatók Egyesülete e Index.hu Zrt contro l’Ungheria, ravvisando la violazione del diritto alla libertà d’espressione contenuto nell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU).I ricorrenti, un organismo di autoregolamentazione dei fornitori di contenuti Internet (Magyar Tartalomszolgáltatók Egyesülete) e un portale di notizie online (Index.hu Zrt), si sono rivolti ai giudici di Strasburgo dopo che i tribunali ungheresi li avevano ritenuti responsabili per i commenti pubblicati dai loro utenti a un articolo online nel quale venivano criticate alcune pratiche commerciali di due siti di compravendita immobiliare.La Corte ha ribadito che i portali di notizie online hanno, in linea di principio, l’obbligo di assumersi obblighi e responsabilità: tuttavia, nel caso in questione, i tribunali ungheresi, al momento di decidere sulla nozione di responsabilità dei ricorrenti, non avrebbero effettuato un corretto bilanciamento tra i diritti coinvolti, vale a dire tra il diritto alla libertà di espressione dei ricorrenti e il diritto al rispetto della reputazione commerciale dei siti di compravendita immobiliare. Le Corti ungheresi si erano perciò pronunciate a favore dei siti di compravendita immobiliare, stabilendo che i commenti pubblicati dagli utenti del portale online fossero non solo offensivi e denigratori, ma andassero oltre i limiti accettabili della libertà di espressione; ciò, quindi, comportava un’assunzione di responsabilità oggettiva dei ricorrenti, per aver consentito ai lettori di inserire commenti, lesivi dei diritti altrui, sui loro siti web.La decisione della CorteI giudici di Strasburgo hanno ritenuto che un editore multimediale e un organismo di autoregolamentazione dei fornitori di contenuti Internet (i ricorrenti) siano in grado di valutare correttamente i rischi connessi alle loro attività e di prevedere, in linea di principio, la possibilità di essere ritenuti responsabili, per i commenti pubblicati sui propri siti web da terze parti. Inoltre, hanno ribadito che, nei casi in cui i commenti pubblicati dagli utenti contengano messaggi di odio e/o minacce dirette all’integrità fisica delle persone, ai diritti e agli interessi altrui e siano omesse tutte quelle misure idonee a eliminare i commenti chiaramente offensivi, la responsabilità oggettiva potrebbe ricadere sui portali di notizie online. La Corte, nel caso in commento, ha invece ritenuto opportuno considerare nella sua valutazione non solo il contenuto dei messaggi, ma anche il contesto.
I commenti pubblicati sul portale online riguardavano una questione di interesse pubblico – ossia una pratica commerciale ingannevole, posta in essere da agenzie immobiliari – che aveva già fatto sorgere numerosi reclami da parte delle associazioni dei consumatori, con annessi procedimenti davanti alle autorità competenti avverso le società medesime. Il contenuto dei messaggi, anche se offensivo, secondo i giudici di Strasburgo non può essere considerato come diffamatorio, in quanto trattasi, semplicemente, di una libera espressione di pensiero – diritto riconosciuto e protetto dall’art. 10 della CEDU – e le espressioni linguistiche, seppur non eleganti, risultano consone agli stili di comunicazione utilizzati, solitamente, sui portali di notizie online.Concludendo, nella pronuncia della Corte si legge che solo la reputazione commerciale delle aziende sarebbe stata messa a rischio dai commenti degli utenti, ma essa, ribadiscono i giudici, non ha quella stessa dimensione morale del diritto alla reputazione di una persona fisica. Inoltre, nel caso specifico, le conseguenze di quei commenti pubblicati online nei confronti delle società immobiliari devono essere ridimensionate in considerazione del fatto che al momento della pubblicazione dell’articolo e dei successivi messaggi, erano già in corso delle indagini sulle condotte commerciali delle stesse società. Pertanto, secondo la Corte, i messaggi, definiti dalle società come diffamatori, non avrebbero avuto nessuna implicazione negativa sul comportamento successivo dei consumatori. La pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo ci permette di riflettere sulla delicatezza della questione e, in particolar modo, su quel fondamentale diritto sancito non solo dalle Carte costituzionali nazionali (ad esempio, in Italia l’art. 21 della nostra Costituzione statuisce che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione), ma anche dalle fonti di diritto internazionale, come l’art. 10 della CEDU. D’altro canto, però, sottile è il filo che separa il lecito dall’illecito; pertanto, risulta necessario considerare sempre la portata dei propri commenti e giudizi quando si decide di renderli pubblici per non commettere il reato di diffamazione, che, ad oggi, risulta essere una delle condotte criminose più perpetrate, data la facilità di diffusione delle proprie opinioni tramite Internet.