Il 23 giugno u.s. l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha presentato la Relazione sul quattordicesimo anno di attività e sullo stato di attuazione della normativa sulla privacy, fornendo un documento ufficiale che delinea un primo commento e una serie di cautele da osservare in riferimento ai c.d. sistemi di “cloud computing“.
Come è stato affermato, infatti, le tecnologie cloud consentono di trattare e conservare i dati personali su sistemi di server dislocati nelle diverse parti del pianeta e sottoposti, nella loro inevitabile materialità, a molti rischi, da quelli sismici a quelli legati a fenomeni di pirateria – non solo “informatica” – o ad atti di terrorismo e rivoluzioni imprevedibili.
La perdita o il furto di grandi quantità di dati personali dei cittadini o delle imprese sono solo alcuni dei rischi che possono derivare dall’utilizzo di questi nuovi sistemi tecnologici, di cui occorre perciò fare un uso consapevole.
Essere informati per prevenire i rischi ed essere consapevoli delle proprie scelte è proprio la finalità che il Garante intende perseguire con la pubblicazione del documento “Cloud Computing: indicazioni per l’utilizzo consapevole dei servizi“. Tali indicazioni si propongono, infatti, di offrire un primo insieme di direttive utili a tutti gli utenti che dispongono di limitate risorse economiche (singoli, piccole e medie imprese, amministrazioni locali, etc.) destinatari della crescente offerta di servizi di cloud computing, affinché possano operare al riguardo una scelta responsabile.