Anac: pubblicato il Rapporto sulla corruzione in Italia

I presupposti   

La Legge 6 novembre 2012, n. 190  “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella Pubblica amministrazione” (c.d. Legge Anticorruzione) ha individuato, fra i vari soggetti che compongono il sistema di anticorruzione e trasparenza, l’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) come organo di spicco per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella Pubblica amministrazione. Fra i vari compiti attribuiti all’Autorità rientra l’analisi delle cause e dei fattori della corruzione, con la conseguente individuazione degli interventi che ne possono favorire la prevenzione e il contrasto.

È di pochi giorni fa la pubblicazione del Rapporto “La corruzione in Italia 2016-2019” in cui l’Autorità ha analizzato, in maniera dettagliata, ma non esaustiva, le vicende giudiziarie relative alla corruzione nella Pubblica amministrazione nelle varie regioni d’Italia.

A seguito dell’analisi dei provvedimenti emessi dall’Autorità giudiziaria negli ultimi tre anni (agosto 2016 – agosto 2019) Anac ha rilevato: il settore più a rischio, gli ambiti maggiormente coinvolti da fenomeni corruttivi e le figure dell’amministrazione coinvolte.

Nell’ambito del Programma Operativo Nazionale “Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020”, finanziato dall’Unione europea, Anac sta lavorando al progetto “Misurazione del rischio di corruzione a livello territoriale e promozione della trasparenza”, con la finalità di individuare un set di indicatori adeguati per misurare i fenomeni corruttivi a livello territoriale.

Oltre Anac, al progetto partecipano altri soggetti, tra cui la Guardia di Finanza, il Ministero dell’Economia, dell’Interno e della Giustizia.

 

Appalti pubblici, il settore più colpito

Dall’analisi delle informazioni raccolte grazie al supporto del personale della Guardia di finanza impiegato presso Anac, sono stati 152 gli episodi di corruzione, così suddivisi nei vari settori:

  • 61 episodi di corruzione nel settore dei “lavori pubblici”, pari al 40% del totale,
  • 33 episodi di corruzione nel settore “rifiuti”, pari al 22% del totale,
  • 19 episodi nel settore della “sanità”, pari al 33% del totale,
  • 8 episodi nel settore del “decoro urbano”, pari al 5% del totale,
  • 3 episodi nel settore “trasporti pubblici”, pari al 2 % del totale,
  • 28 episodi nei settori restanti, tra cui “servizi informatici”, “servizi finanziari”, “accoglienza migranti”, pari al 18% del totale.

Si può facilmente notare che il settore più a rischio è quello dei lavori pubblici, mentre l’ambito più soggetto a fenomeni di corruzione è quello degli appalti.

I soggetti coinvolti adottano strategie diverse a seconda del valore dell’appalto: per quelli di importo particolarmente elevato, dominano i meccanismi di turnazione fra le aziende e i cartelli veri e propri (resi evidenti anche dai ribassi minimi rispetto alla base d’asta, molto al di sotto della media); per quelli di minore entità, invece, vengono coinvolti i livelli bassi dell’amministrazione (ad es. il direttore dei lavori).

 

Peculiarità comuni corruttive

Dalle vicende esaminate, l’Anac ha individuato caratteristiche comuni tali da poter essere considerate i suddetti “indicatori”:

  • Affidamenti diretti ove non consentito, abuso della procedura di somma urgenza, gare mandate deserte, ribassi anomali, bandi con requisiti funzionali all’assegnazione pilotata, presentazione di offerte plurime riconducibili ad un unico centro di interesse;
  • inerzia prolungata nel bandire le gare al fine di prorogare ripetutamente i contratti ormai scaduti (in particolare nel settore dello smaltimento rifiuti);
  • assenza di controlli (soprattutto nell’esecuzione di opere pubbliche);
  • assunzioni clientelari;
  • illegittime concessioni di erogazioni e contributi;
  • concorsi svolti sulla base di bandi redatti su misura;
  • illegittimità nel rilascio di licenze in materia edilizia o nel settore commerciale;
  • illiceità in procedimenti penali, civili o amministrativi, al fine di ottenere provvedimenti di comodo.

 

Tipologia degli indagati 

Riguardo alla tipologia dei soggetti coinvolti, gli indagati per corruzione sono stati 207 tra pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio, la maggior parte dei quali dirigenti, funzionari e dipendenti che, insieme, costituiscono il 44 % del totale.

Seguono i politici: 47 gli indagati (23% del totale).

Di questi, 43 sono stati arrestati: 20 sindaci, 6 vice-sindaci, 10 assessori (più altri 4 indagati a piede libero) e 7 consiglieri.

I fenomeni corruttivi si registrano prevalentemente a livello locale ed in particolar modo al sud, penetrando in maniera capillare nel tessuto sociale, economico-imprenditoriale, politico e istituzionale.

 

Conclusioni

I progressi compiuti dall’Italia sono stati numerosi.

Vari i riconoscimenti ottenuti in tema di prevenzione e corruzione rilasciati dai più autorevoli organismi internazionali, tra cui: Onu, Commissione europea, Ocse Consiglio d’Europa, Osce. Di fondamentale importanza le segnalazioni gli illeciti avvenuti sul luogo di lavoro (whistleblowing), nel corso del primo semestre del 2019 le segnalazioni giunte sono state 439. In media, oltre due segnalazioni di illeciti al giorno.

Nonostante ciò, dal Rapporto emerge che la corruzione, seppur scomparsa all’apparenza dai dibattiti pubblici e politici quotidiani, rappresenta un fenomeno radicato e persistente nei cui confronti occorre stare costantemente in guardia.

Con i vari istituti introdotti nell’ordinamento, il progressivo inasprimento delle pene e, da ultimo, la possibilità di estendere le operazioni sotto copertura anche ai delitti contro la Pubblica amministrazione, sussistono maggiori speranze alla repressione del fenomeno. Misure certamente utili, ma non bastano.

La varietà delle forme di corruzione impone di ricorrere a un’azione combinata di strumenti preventivi e repressivi in grado di ridurre a monte i fattori di rischio. Il solo ottenimento di poche centinaia di euro, insieme alla facilità con cui ci si mette a disposizione, possono condurre il soggetto ad insinuarsi in robusti sistemi di malaffare.

È una sfida difficile e di lunga durata che, pur se non condurrà a un completo annientamento del fenomeno, si spera possa comportare un ridimensionamento dello stesso.